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SULMONA – Potrebbe avere risvolti inaspettati la maxi inchiesta “La Fenice”, riguardante il traffico di droga in Valle  Peligna e la tentata estorsione. Questa mattina nel corso dell’udienza preliminare, davanti al Gup del Tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli, gli avvocati della difesa ( Paolini, Coaiacovo, Di Pilli, Michelangelo e Margiotta) hanno sollevato l’istanza di inutilizzabilità delle intercettazioni poste a fondamento dell’intera attività d’indagine. Secondo i legali   il decreto che dispone le intercettazioni sarebbe nullo per carenza di motivazioni. Il giudice ha quindi rinviato l’udienza preliminare al prossimo 13 gennaio per pronunciarsi sulla richiesta in questione che, se accolta, ridimensionerebbe e non poco il castello probatorio nei confronti dei 19 imputati accusati a vario titolo di traffico illecito di ingenti quantità di sostanze stupefacenti in concorso e tentata estorsione ( due di loro), tutti reati che sarebbero stati commessi principalmente in Valle Peligna, particolarmente a Sulmona, Raiano e Pratola. Nel corso dell’operazione di Procura e Carabinieri, che risale al 2017, sono stati sequestrati un chilo e 200 grammi di marijuana, 74 mila euro in contanti, un disturbatore di frequenze e un “pugno di ferro” utilizzato probabilmente per le tentate estorsioni.  Per quattro imputati è stata già accordata la messa alla prova mentre due settimane era arrivato il patteggiamento di un 33 enne di Pratola Peligna, M.P.  Per gli altri 13 coinvolti nell’inchiesta, di cui 7 all’epoca dei fatti raggiunti da misura cautelare, si attende la decisione del Gup  in merito alle intercettazioni. Tanto rumore per nulla? (a.d’.a.)

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