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SULMONA – Imputati e consulenti della difesa hanno sfilato ieri davanti al giudice monocratico del Tribunale di Sulmona, Francesca Pinacchio, nel corso della nuova udienza del processo per l’omicidio colposo di Marco Polidori, il cuoco pasticcere deceduto nell’hotel dove lavorava. Alla sbarra, in attesa della sentenza che arriverà probabilmente il prossimo 15 maggio, sono finiti un medico del 118 e il titolare della struttura ricettiva di Civitella Alfedena. I fatti risalgono al 26 agosto del 2017. Pochi giorni prima Polidori avvertì un malore e sul posto si rese necessario l’intervento dell’ambulanza. L’uomo fu identificato come ospite dell’hotel e non come dipendente, visto che non era regolarmente assunto, poiché, secondo le accuse formulate dalla Procura, lo stesso prestava lavoro senza contratto. Il 23 agosto il 118 intervenne per prestare le cure al cuoco che si era sentito male, accertando che non era necessario alcun ricovero. Tre giorni dopo il malore si è ripetuto ma questa volta per il cuoco non c’è stato nulla da fare. Secondo l’imputazione le sue condizioni lavorative non avrebbero agevolato una rapida ripresa. Il titolare dell’hotel si è difeso sin dall’inizio sostenendo che il cuoco era coadiuvato nell’esercizio delle sue mansioni da altre due figure professionali e doveva prestare servizio solo per dieci giorni. Alla dottoressa del 118 viene invece contestata l’imprudenza, la negligenza e l’imperizia in quanto essendo intervenuta quale medico a bordo dell’ambulanza del servizio 118, nell’albergo dove Marco Polidori si era sentito male, accusando forti dolori al petto, dopo un elettrocardiogramma, avrebbe consigliato al paziente un approfondimento diagnostico lasciando sul posto il cuoco e facendo ritorno in sede con l’ambulanza vuota. Accuse che la diretta interessata ieri, davanti al giudice, ha tentato di smontare con il supporto dei consulenti. In aula si tornerà nella prossima primavera.

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