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SULMONA – L’avrebbero indotta a richiedere una carta bancomat, affidata a loro stessi, al fine di prelevare sul conto corrente acceso in banca a nome della donna. L’accusa è di quelle pesanti per tre sulmonesi di 27, 58 e 46 anni. Finiti tutti alla sbarra, davanti al giudice monocratico, Francesca Pinacchio, per l’ipotesi di reato di circonvenzione d’incapace. I fatti risalgono al 2015, precisamente al periodo che intercorre tra il 30 maggio e il 5 novembre. La persona offesa è una donna di 55 anni circa, ora affidata alle cure e all’assistenza di una casa di riposo. Soffre di un disagio psichiatrico diagnosticato dal locale Csm. Secondo l’imputazione i tre, in concorso tra loro, approfittando della condizione di minoranza psichica della donna ( il giovane in qualità di nipote e gli altri due come cognata e il compagno di quest’ultima), in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, l’avrebbero indotta a richiedere una carta bancomat ed affidarla a loro stessi che effettuavano, sul suo conto corrente accesso presso un istituto di credito, prelievi pari a 31 mila euro. Un ammanco notevole per l’amministratore di sostegno della donna che ha richiamato l’attenzione della magistratura. Anche perchè la persona offesa nemmeno sapeva effettuare operazioni al bancomat nè poteva recarsi in giro meno che mai fuori Regione o comune dove pure risultano dei pagamenti. Precedentemente la vittima, poco prima della morte della madre, aveva disposto in favore dei congiunti con testamento. Un episodio che precede i fatti contestati. La difesa degli imputati sostiene che la donna, avendo testato davanti ad un notaio, sarebbe perfettamente capace. Secondo l’accusa i tre ben conoscevano i problemi di salute della donna. Infatti subito dopo la morte dell’anziana madre che si era sempre occupata della figlia, sarebbero cominciati i problemi con la donna lasciata sola. Il prossimo 1 dicembre i tre torneranno davanti al giudice per l’ultimo atto del processo.

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