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SULMONA – Le due date che si erano rese disponibili sono state occupate nel giro di pochi minuti. Impossibile prenotare una prestazione di reumatologia nell’ospedale di Sulmona. Dallo scorso maggio i calendari sono chiusi ed è molto probabile che tale situazione si protrarrà fino alle fine dell’anno. A farne le spese, nei giorni scorsi, è stata una donna residente in un paese del comprensorio, che per ben due volte si è recata al Cup senza successo. “Le agende sono chiuse. Lei riprovi ogni tanto”- si è sentita rispondere dagli operatori, in un clima di generale imbarazzo. Dovendo procedere con l’esame, viste le problematiche di salute, è stata costretta ad accedere alla prestazione intramoenia, mettendosi le mani al portafoglio e tornando a casa senza alcuna esenzione, poichè la stessa viene rilasciata perentoriamente con la certificazione dell’ospedale. Oltre il danno la beffa. E’ proprio il caso di dirlo. La carenza di personale continua a mettere a dura prova l’utenza, soprattutto quella più fragile e longeva. I pazienti sono costretti a sostenere delle spese per curarsi e in più, non essendo la prestazione erogata dal nosocomio, non hanno nemmeno diritto all’esenzione. L’alternativa, visto il perdurare del problema in tutta la Asl 1, è quella di “sconfinare”, raggiungendo cioè gli ospedali afferenti ad altre aziende sanitarie. Ma anche in questo caso viene da chiedersi se è giusto che un utente, per accedere alle cure, deve essere costretto a macinare chilometri. Oppure se è concepibile che il disagio diventi normalità, bloccando calendari e spingendo l’utenza a rivolgersi ai privati. In piena campagna elettorale chi parla di sanità farebbe bene a riflettere, a farsi un giro di ospedali e strutture, poichè di problemi divenuti cronici ce ne sono eccome.

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