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SULMONA – Due feriti di cui uno con una prognosi che supera i venti giorni, un’inchiesta scattata d’ufficio, le chiazze di sangue ancora visibili sui portici di corso Ovidio e la possibile richiesta di un tavolo con il Prefetto. All’indomani dell’ennesima notte violenta in centro storico, si cerca di inquadrare e affrontare la “movida”, se così si può definire, sul piano sociale. Da Palazzo San Francesco stanno meditando la richiesta di un tavolo con le forze dell’ordine per incrementare i controlli e passare dalla prevenzione alla repressione, soprattutto in riferimento ai possibili fattori scatenanti, ovvero ai soliti fenomeni che nel periodo post pandemia hanno subito una recrudescenza. “Affronteremo la questione in giornata per vagliare le opportune misure. Non escludiamo di chiamare in causa il Prefetto”- afferma il vice sindaco, Franco Casciani. Il problema della sicurezza, tuttavia, è di diretta competenza principalmente del sindaco che nelle prossime ore si esprimerà al riguardo nonché del Dirigente del Commissario Ps. Il Comune recentemente ha adottato il piano acustico che resta in attesa delle osservazioni per passare alla fase attuativa. Resta il “vulnus” sul fronte della disciplina del popolo della notte. Intanto i Carabinieri di Sulmona stanno procedendo ad acquisire i filmati delle telecamere di videosorveglianza per ricostruire tutti i passaggi dell’ultima lite che è esplosa quando la serata si era già chiusa con musica spenta, locali chiusi e avventori ridotti al minimo. In verità qualche discussione (non degna di nota) era cominciata nei pressi di un locale tant’è che, intorno alle 3.50, stando a quanto riferito da alcuni avventori. Poi la degenerazione nei portici della Trinità. Sarebbero volate parole e offese fino all’aggressione a suon di pugni. Ad avere la peggio è stato un 24 enne sulmonese, trasportato in ospedale per aver rimediato la frattura del setto nasale, giudicata guaribile con una prognosi provvisoria di 21 giorni. Nelle prossime ore si svolgeranno ulteriori consulenze per valutare un intervento chirurgico. A sferrare il pugno in pieno volto sarebbe stato un giovane di etnia rom (non un gruppo specificano i diretti interessati ) che sarebbe intervenuto in seguito ad alcuni epiteti pronunciati da un gruppo di giovani nonché per difendere un suo amico che era stato aggredito con un pugno qualche ora prima. Insomma una catena di violenza che ha fatto soccombere il 24 enne, malmenato per futili motivi, ovvero senza un perché. La versione dell’aggressore, al momento, non trova riscontro investigativo. Peraltro nella lite sarebbe rimasto ferito anche un altro giovane, rimediando un importante trauma cranico. All’arrivo di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza molti dei presenti, aggressore compreso, si sarebbero dileguati tanto da rendere difficile la ricostruzione dell’episodio vista la solita reticenza. Fondamentali, si spera, saranno le telecamere. Una brutta pagina di cronaca che fa riemergere un problema sociale non più trascurabile in ordine alla pericolosità di taluni soggetti, al di là delle singole responsabilità che saranno scandagliate nelle sedi opportune. Anche perché l’indagine prevede la procedibilità d’ufficio, senza necessità di querela di parte. Fino al 2019 la Squadra di polizia giudiziaria ha dato risposte significative in tal senso, con indagini mirate e arresti, tramite visione delle immagini, conoscenza del territorio e fiducia nelle persone. La parola chiave quindi, che risuona da più fronti, è repressione. D’altronde se si ravvisa una possibile violazione del daspo urbano vuol dire la giustizia non può e non deve solo prevenire. Ma anche reprimere.

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