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CAMPO DI GIOVE – Una mega rimpatriata a cena, con circa trenta persone radunate a tavola, sarebbe alla base del nuovo fronte Covid che si è aperto a Campo Di Giove, il piccolo centro peligno che solo alcuni giorni fa era uscito dalla zona rossa. Dalle verifiche effettuate è venuto fuori che il nuovo caso accertato di recente, legato alla variante del virus vista l’assenza della proteina S dal corredo genetico del Covid-19, sarebbe legato a una rimpatriata tutta paesana che avrebbe coinvolto decine di persone, circa trenta, nei giorni scorsi. Un raduno a quanto pare “irrinunciabile” nonostante le raccomandazioni per la prevenzione del contagio, soprattutto alla luce della circolazione della varianti. La terza ondata dell’emergenza pandemica in atto non risparmia imprudenze e sorprese, probabilmente perché dopo un anno di misure e restrizioni, il rigetto emotivo è dietro l’angolo. Ma in questo momento non si può mollare. Tenendo conto che la variante è in grado di produrre il cosiddetto contagio a catena, per Campo Di Giove si configura il rischio di un nuovo focolaio, proprio ora che il paese era uscito dall’incubo zona rossa e aveva ridotto quasi alla quota zero gli attualmente positivi. Per ora al caso del 42 enne accertato domenica scorsa dalla Asl,  dieci persone sono collegate poichè sottoposte alla sorveglianza attiva e al monitoraggio sanitario. Almeno quattro di loro, nel frattempo, hanno già sviluppato sintomi. Per cui non è poi così improbabile che il nuovo fronte si allarghi anche se per conoscerne l’entità bisognerà attendere le prossime ore. Su un caso simile si era espresso le scorse settimane al nostro tg il primario del reparto di malattie infettive dell’Aquila, Alessandro Grimaldi, secondo il quale “le misure adottate sono sostanzialmente norme di compromesso, ovvero l’avvicendamento dei colori. ma se non accompagniamo queste misure con comportamenti virtuosi è praticamente inutile. Non dobbiamo noi cittadini aspettarci che lo Stato ci cali misure ad hoc ma dobbiamo agire responsabilmente. Non vedo questo senso civico ma spesso vedo un senso di spavalderia che fa un danno sia alle strutture ospedaliere che agli operatori economici. Se ci ritroviamo fuori dai bar con le mascherine abbassate sotto il mento è probabile che dopo una decina di giorni quel bar chiude”. Dopo un anno la stanchezza emotiva è pressocchè normale come pure aumenta la voglia di tornare alle sane e vecchie abitudini. Ma senza un’accelerata sul fronte dei vaccini e senza comportamenti virtuosi non se ne esce.

Andrea D’Aurelio

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