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Il Coordinamento No Hub del Gas ha presentato un dossier, “Snam Affair” in cui si prova sia l’inutilità dei gasdotti, stoccaggi, rigassificatori e centrali di compressione, spiegandone le ragioni.

Il dossier si basa sui dati dei piani di sviluppo della rete Snam 2018-2027, del Piano Energia-Clima adottato dal recente Governo, dei dati ufficiali del MISE, dei dati pubblicati sulle migliori riviste scientifiche al mondo.

Dal confronto tra questi dati emerge una generale sopravvalutazione delle necessità di gas e di nuove infrastrutture a fronte di un crollo dei consumi già verificatosi e di un’ulteriore e progressiva contrazione dei consumi entro il 2030 a causa delle politiche di efficienza e di sviluppo delle rinnovabili al fine di combattere la crisi climatica.

“Ci si chiede come sia possibile, afferma il Coordinamento No Hub,  ritenere efficiente per il paese, con questi dati, forniti dagli stessi soggetti che li propongono e autorizzano, costruire una molteplicità di nuove grandi opere sul gas, dai gasdotti agli stoccaggi passando per rigassificatori e centrali. Una spiegazione forse esiste e, a nostro avviso, non c’entra con la ricerca dell’utilità generale ma con l’interesse delle società a fare profitto. Infatti, tutte le nuove opere ricadono sulla bolletta degli italiani, attraverso un meccanismo perverso simile a quello delle autostrade che fa guadagnare comunque chi costruisce un’opera legata al gas. Non è un caso che i servizi di rete (trasporto e stoccaggio del gas) corrispondano ormai al 20% della bolletta del gas pagata dagli italiani”.

Il dossier analizza poi nel dettaglio altri elementi del sistema: le esportazioni cresceranno ma al massimo, saranno una quota minima, massimo 5 miliardi di mc, rispetto ai consumi nazionali; la capacità di trasporto di gas è enormemente sovradimensionata, avendo il più basso tasso di utilizzo dei gasdotti (gas trasportato/km di rete) tra i grandi paesi europei.

I documenti di SNAM sono spesso contraddittori, sia tra di loro che con la pianificazione del Governo. Per i consumi al 2030 c’è uno scostamento tra previsione SNAM e piano energia-clima del Governo di ben 10 miliardi di mc in più. La corsa alle nuove opere, come il gasdotto Rete Adriatica dal costo di oltre un miliardo di euro, o all’ampliamento delle infrastrutture esistenti, è privo di qualsiasi senso dal punto di vista economico ed industriale se parliamo dell’interesse generale. Anzi, danneggia il sistema paese.

Il metano è un pericoloso gas serra se emesso tal quale in atmosfera, 80 volte più pericoloso della CO2 come effetti nei venti anni dall’emissione. Nel dossier si elencano le ricerche scientifiche che negli ultimi anni compaiono sempre più numerose sulle migliori riviste scientifiche in merito alle stime delle emissioni di metano da perdite lungo la filiera (estrazione, trasporto, stoccaggio e distribuzione): sono anche 5 volte quelle ammesse dall’industria.

“Come mai queste palesi contraddizioni non vengono fatte emergere dalle autorità di controllo? Da parte nostra invieremo il dossier a tutte le istituzioni, compresa la Corte dei Conti, per le opportune valutazioni e continueremo a contrastare opere inutili come stiamo facendo in questi giorni con la Carovana No Hub del Gas 2020 con tappe nelle 5 regioni dell’Italia centrale (Molise, Marche, Umbria, Lazio e Molise) volte alla sensibilizzazione e all’informazione della cittadinanza”, conclude il Coordinamento.

 

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