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SULMONA – Tentato omicidio, violenza privata e detenzione di arma atta ad offendere. Per questi reati un 42 enne di Sulmona, S.D.L., è stato condannato questa mattina dal collegio giudicante del Tribunale di Sulmona alla pena di cinque anni e due mesi reclusione, ad una provvisionale da 10 mila euro e al pagamento delle spese processuali. I fatti risalgono al 12 giugno 2018 quando due uomini (l’imputato e un altro soggetto) salirono al secondo piano dell’ex centro di accoglienza di corso Ovidio, dove erano ospitati 27 richiedenti asilo, minacciando gli stessi con una pistola scacciacani e due coltelli di piccole dimensioni. I richiedenti asilo reagirono, sentendosi in pericolo e nel corso dei momenti concitati della discussione un ventitreenne proveniente dal Gambia, costituitosi parte civile con l’avvocato Roberto Fasciani, venne colpito con un coltello al fianco sinistro dal 49 enne toscano, N.S., poi condannato perché il colpo inferto poteva cagionare il decesso della persona offesa come accertato dalla perizia in fase di incidente probatorio. Una scena, almeno in parte, che fu immortalata dagli stessi richiedenti asilo e che ha permesso agli inquirenti di contestare al 42 enne imputato, di aver minacciato il richiedente asilo, puntandogli la pistola e costringendolo ad entrare nel bagno, con l’aggravante di aver agito per finalità di discriminazione e odio razziale, poi caduta nel corso delle indagini, con recidiva specifica. Lo stesso, esibendo la pistola scacciacani avrebbe procurato lesioni personali alla persona offesa, in concorso con il soggetto di origine toscana che ha impugnato il coltello, cagionando un trauma contusivo addominale del giovane gambiano. Il sulmonese fu arrestato dalla Squadra Anticrimine del Commissariato di Sulmona, all’epoca dei fatti diretta dal Sostituto Commissario Daniele L’Erario che condusse le indagini, poi ristretto agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. L’avvocato difensore, Alberto Paolini, ha tentato nel corso della discussione di far cadere il concorso di reato con il 49 enne toscano che ha materialmente ferito l’ospite del centro di accoglienza, incassando una condanna a sei anni di reclusione. Inoltre il legale ha spiegato che l’imputato, pur essendosi introdotto nella struttura con una scacciacani come strumento di difesa, voleva solo parlare con un operatore del centro e si sarebbe avvicinato al suo conoscente toscano una volta avvenuti i fatti. Nel corso dei movimenti la pistola sarebbe scivolata tanto da far scatenare la preoccupazione e la concitazione degli ospiti della struttura. Una tesi che non è bastata per evitare la pesante condanna anche se il Pm aveva chiesto una pena leggermente più alta: cinque anni e sette mesi. I giudici hanno quindi riconosciuto il concorso anomalo del giovane, in riferimento al reato contestato, recependo nella forma e nella sostanza il quadro probatorio costruito dal Sostituto Procuratore, Stefano Iafolla . “Una sentenza che riteniamo ingiusta. Per questo attenderemo le motivazioni e produrremo appello”- dichiara il legale Paolini al termine della lettura del dispositivo.

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