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SULMONA – Nessuna costituzione di parte civile per il reato ambientale ma il comune si riserva per eventuali responsabilità inerenti la salute pubblica. È quanto emerso, tra le altre cose, nella riunione svoltasi ieri tra rappresentanti della Giunta Comunale e il Comitato Morrone Sulmona Valle Peligna in merito alle vicende riguardanti il Cogesa. La richiesta di una nuova governance della società, da parte del Comune di Sulmona, è ispirata alla volontà di una diversa politica dei rifiuti, caratterizzata da una progressiva riduzione dei volumi smaltiti in discarica in base al principio di una politica di “rifiuti zero”. Il Comitato ha ulteriormente confermato le condizioni di disagio in cui sono costretti a vivere, da oltre tre anni, i cittadini residenti a causa del perdurare del cattivo odore, ultimamente accentuato dai frequenti incendi in discarica, e le allarmanti notizie circa l’inquinamento delle acque del sottosuolo. La gestione dell’impianto sta arrecando danni alla economia della zona basata sull’agricoltura di qualità e sul turismo ma, in primo luogo, alla salute dei cittadini, in perenne ansia anche per la mancanza di una rilevazione epidemiologica che evidenzi le relazioni tra la presenza della discarica e la salute dei cittadini. In merito a tale argomento il Sindaco ha evidenziato la necessità di uno studio epidemiologico al fine di verificare l’eventuale correlazione tra la presenza dell’impianto/discarica ed eventuali specifiche patologie, impegnandosi alla promozione di attività di divulgazione e sensibilizzazione in merito alla tematica dei rifiuti. Sulla nuova governance l’amministrazione ha ribadito che, in caso di mancate dimissioni come da recente accordo, provvederà a porre in essere tutte le iniziative per cambiare assetto. Per quanto riguarda, infine, la vicenda giudiziaria attualmente in corso, il Comune, tramite il proprio legale, ha verificato che, relativamente al reato ambientale contestato al Cogesa, la legittimazione a costituirsi parte civile per i reati ambientali compete esclusivamente allo Stato, ovvero, per esattezza al Ministero dell’Ambiente, che può rivendicare il danno ambientale di natura pubblica, inteso come lesione dell’interesse pubblico alla integrità e salubrità dell’ambiente. Non è da escludere la possibilità, qualora entro i termini previsti dalla procedura emergessero reati inerenti alla tutela della salute pubblica (per la quale il Sindaco ha specifica legittimazione), della costituzione anche da parte dell’Amministrazione Comunale.

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