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INTRODACQUA – “Sapevo che qualcosa non andava tra loro ma lui non ci permetteva di avvicinarci a casa”. Così il fratello di Ilaria Maiorano, la donna di 41 anni, originaria di Introdacqua, uccisa a botte in casa a Osimo. “Da tempo sospettavamo qualcosa, solo che mia sorella voleva stare col marito e non voleva lasciarlo – ha spiegato l’uomo ai microfoni della Rai – non potevamo andare a casa loro, non siamo mai stati invitati neppure al compleanno delle bambine. Non volevano che noi entrassimo in quella abitazione”. Ilaria aveva sposato il marito con rito civile nel dicembre 2020, ma sembra che nessuno della sua famiglia fosse stato invitato. Un legame il loro che la donna difendeva ma che sembra nascondesse molte crepe: “Noi chiedevamo a Ilaria se fosse tutto a posto, ma lei ha sempre detto di sì – ha proseguito il fratello – non sapevamo nemmeno che fosse seguita dagli assistenti sociali”. I problemi economici della famiglia erano infatti giunti al Comune e per questo spesso le veniva offerto aiuto sia per l’acquisto di beni alimentari che per il pagamento dell’affitto, in particolare era la Caritas che dava un appoggio a Ilaria e alle sue due figlie che hanno solo 8 e 5 anni. Fondamentale ora saranno i risultati dell’autopsia sul corpo di Ilaria che serviranno a chiarire i motivi del decesso e soprattutto capire se i segni rinvenuti sul corpo sono compatibili, come ipotizzato dagli inquirenti, con le percosse. Intanto il marito, tradotto in carcere con l’accusa di omicidio volontario, continua a proclamarsi innocente parlando di un incidente: “Non le ho fatto niente, è precipitata da sola”. Gli sviluppi dell’immane tragedia sono attesi anche ad Introdacqua, paese di origine della madre di Ilaria, dove in queste ore si fa fatica a dare un nome al dolore. Nella piazza principale e nei quartieri regna un silenzio assordante. Da una colonna spuntano due scarpe rosse. A parlare sono i simboli, in particolare quella panchina rossa, segno tangibile della lotta alla violenza di genere che sarà sicuramente più incisiva per invertite approcci culturali. “Tornava sempre in vacanza nel suo paese. Era piena di vita”- racconta una cugina mentre il sindaco, Cristian Colasante, annuncia il probabile lutto cittadino. “La ricorderemo in apertura del prossimo Consiglio e quasi sicuramente indiremo il lutto cittadino”- afferma il sindaco che medita, assieme alla Giunta, anche altre iniziative. Il dolore è incontenibile. Per cui tutte le parole di circostanza lasciano spazio al silenzio per metabolizzare e attraversare un dolore che è di tutta la comunità.

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