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SULMONA – Continuare ad intercettare le esigenze dei cittadini in un momento storico particolare. Ascoltare, ascoltare, ascoltare. Un verbo coniugato all’infinito, ripetuto per ben tre volte, dall’ex civico nonchè consigliere comunale, Salvatore Zavarella, all’indomani della chiara affermazione elettorale di Fratelli d’Italia alle elezioni politiche della scorsa domenica. Un risultato storico quello ottenuto dal partito di Giorgia Meloni, non solo su scala nazionale e regionale, ma anche nei piccoli e grandi centri delle aree interne. L’analisi del voto, che porta a prendere atto di un successo al di sopra di ogni aspettativa, deve spingere il partito a rafforzare la presenza sul territorio, magari con l’apertura di un punto di ascolto, per continuare a fare politica tra la gente. Una sede ma anche un luogo di crescita politica per puntare, perchè no, ad una rappresentatività. Se la filiera istituzionale con la Regione è pressocchè collaudata, di fatto il territorio non ha espresso un parlamentare del partito che è uscito vincitore dalle urne. E su questo bisogna lavorarci. Nella nostra diretta notturna il commissario, Mauro Tirabassi, ha ripercorso il lungo cammino di Fratelli d’Italia, dal 2013 ad oggi, fino al risultato senza precedenti di queste ore. “Ci aspettavamo ampiamente questo consenso, toccato con mano in campagna elettorale. E’ una soddisfazione che premia l’impegno di chi ci ha seguito in tutti questi anni”- ha detto Tirabassi. La capillarizzazione sul territorio ha prodotti i suoi frutti ma il successo delle urne, a detta degli esponenti del partito, deve essere un punto di partenza. Al netto dei numeri, sviscerati più volte nel corso dei nostri collegamenti, la cabina elettorale ha premiato anche gli sforzi dei pentastellati, secondo partito in città che stacca il Pd. Anche i dem, tutto sommato, si sono difesi bene. Non ha tirato l’area moderata mentre a leccarsi le ferite è la Lega, disarcionata dalle urne, nella città della consigliera regionale. Bisogna ripartire e ripensarsi. Indubbiamente. Infine c’è il non votante, questo sconosciuto e dimenticato in tutte le analisi. Un crollo dell’affluenza, anch’esso storico, che deve spingere a riflettere.

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