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L’anticipazione del 20% era un meccanismo premiale che era in vigore da febbraio 2017 e che ha consentito liquidità immediata nel processo ricostruttivo dei nostri territori. Uno strumento che con il nuovo codice degli appalti, i cui effetti trovano efficacia dal 1 luglio, elimina il presupposto giuridico che aveva agganciato l’anticipazione del 20% prevista per le opere pubbliche, anche alla ricostruzione privata del sisma 2009. Significa che tutte le pratiche della ricostruzione privata ricomprese negli elenchi emanati dal 1 luglio 2023 non potranno più beneficiare dell’anticipazione di liquidità. È chiaro che l’amministrazione debba assolutamente prendere una posizione: per questo faccio appello all’assessore Tinari affinché prenda contezza del problema. Le pratiche dell’ultimo elenco contributi pubblicato, solo una quarantina di milioni di euro di lavori immediatamente cantierabili, hanno già una situazione sperequativa rispetto alle precedenti in un momento già difficile per le imprese. Basterebbe un semplice emendamento al primo testo di legge utile o, in alternativa, un articolato da inserire in un decreto legge governativo in grado di sostituire il vecchio codice degli appalti con il nuovo, ripristinando il legame con la legge 77/2009 e con la legge 125/2015 relative al sisma 2009. Credo però sia nostro dovere di amministratori trasformare questa difficoltà in un’occasione provando ad alzare il tetto dell’anticipazione al 30% come del resto previsto dall’articolo 125 del nuovo codice degli appalti, dlgs 31 marzo 2023, n. 36 per quanto concerne le opere pubbliche.

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