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Stefania Pezzopane, consigliera comunale, in consiglio a L’Aquila, ha illustrato l’ordine del giorno da lei proposto, sottoscritto da tutti i gruppi consiliari ed approvato all’unanimità: “Ringrazio l’intero consiglio comunale per aver approvato all’unanimità l’ordine del giorno da me proposto e sottoscritto da tutti i gruppi del consiglio comunale che condanna la violenza sulle donne iraniane e sulla popolazione. Il consiglio comunale questa mattina ha espresso una ferma condanna delle violenze ed ha invitato il sindaco e la giunta  ad esprimere la vicinanza alle vittime della brutale repressione da parte della polizia iraniana che da più di 30 giorni sta imperversando nelle città dell’Iran; inoltre invita  a sollecitare il governo italiano ad esprimere una forte condanna di questi terribili fatti a danno di giovani donne inermi ed a prendere una netta posizione di condanna degli assassini politici compiuti oggi e nel passato dal regime iraniano. Ed infine l’ordine del giorno invita a chiedere al nostro governo, che solleciti la comunità internazionale riunita a New York per l’Assemblea Generale ONU, a adottare provvedimenti urgenti per fermare l’uccisione di massa di giovani iraniane ed iraniani; solo nel 2022, sono state effettuate 414 esecuzioni capitali di cui 12 nei confronti donne e 2 di minori. Mi sono occupata della vicenda iraniana anche in Parlamento da coordinatrice del gruppo interparlamentare appositamente costituito per seguire le vicende ed ho partecipato ai raduni promossi dal Consiglio nazionale della Resistenza iraniana a Parigi e Tirana. Ho conosciuto donne forti, resistenti, mie sorelle. Purtroppo, molte donne stanno pagando con la vita il loro coraggio.  Il 13 settembre, Mahsa Asini, 22 anni è morta dopo essere stata arrestata a Teheran dalla polizia morale perché non indossava correttamente Hijab, secondo le norme della Commissione per la Promozione della Virtù e la repressione del Vizio. Anche Hadith Najafi, è stata uccisa con 6 colpi di pistola al viso, al collo e al petto, nel corso di una manifestazione a Karaj, vicino a Teheran. Il conto della feroce repressione continua a salire: oltre 400 persone uccise, centinaia feriti e piu di 20.000 arresti. Come dichiarato dal capo della polizia della provincia di Gilan, solo in quella provincia sono stati arrestati 739 manifestanti, comprese 60 donne e moltissimi feriti. Non è la prima volta che le donne si oppongono al regime repressivo e che pagano per questo un caro prezzo; Nasrin Sotoudeh, la nota avvocata iraniana dei diritti umani è stata condannata a un totale di 38 anni di carcere e a 148 frustate per aver difeso una donna arrestata che aveva manifestato contro l’obbligo delle donne iraniane di indossare il velo. Negli ultimi 43 anni sono stati giustiziati 120.000 attivisti politici, Amnesty International ha ripetutamente chiesto l’accusa di Ebrahim Raisi per il suo ruolo nel massacro di prigionieri politici nel 1988. Secondo i rapporti, 30.000 furono giustiziati. Nelle rivolte del novembre 2019, 1500 manifestanti sono stati uccisi dai Pasdaran. Le giovani e i giovani iraniani, nati sotto un regime teocratico e misogino, lottano contro un governo, che in nome della religione e dell’islam, si oppone alle libertà politiche, sociali ed individuali, e che vedono le donne e la loro libertà come un pericolo per il potere patriarcale e teocratico. La repressione violenta della polizia non ferma la protesta delle donne iraniane che si sta trasformando in una sfida sempre più radicale al regime degli ayatollah e innalza il livello di tensione tra Teheran e molti Paesi occidentali. Purtroppo, sono stati fermati anche 18 giornalisti, come ha denunciato l’organizzazione americana indipendente Committee to Protect Journalists (Cpj) e Reporter senza Frontiere.Tra gli arrestati, Nilufar Hamedi, che ha visitato l’ospedale dove Mahsa Amini era in coma e ha contribuito ad allertare l’opinione pubblica mondiale sulla sua sorte, e la fotoreporter Yalda Moaiery, resa famosa da una foto iconica delle proteste del novembre 2019. Le autorità iraniane non allentano la morsa della repressione e moltiplicano gli attacchi contro i Paesi occidentali accusati di fomentare la rivolta. Soltanto Hossein Nouri Hamedani, uno dei massimi sostenitori della Guida suprema Ai Khamene, ha invitato ad ascoltare le richieste del popolo e mostrare sensibilità nei confronti dei loro diritti. Dobbiamo far sentire la nostra voce e spingere le autorità nazionali ed internazionali ad attivarsi”.

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