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Sarà l’avversaria della patata del Fucino, sebbene con caratteristiche e origini diverse. Si tratta della “Patata Sessanta dei Monti Pizzi”, una varietà che rischiava l’estinzione. Grazie ad un agricoltore di Monenerodomo che assieme a tecnici agronomi ha continuato la coltivazione, questo tubero è stato inserito in un programma di recupero e poi oggetto di studio e analisi svolta nell’ambito del progetto “Coltiviamo la Diversità”, al quale hanno partecipato il Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia, l’etnobotanico Aurelio Manzi, l’Agenzia per lo Sviluppo – Laboratorio Azienda Speciale CCIAA dell’Aquila ed il Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche dell’Università degli Studi dell’Aquila.

L’ottima notizia è che il Nucleo di Valutazione individuato dalla Regione Abruzzo ha espresso parere favorevole per l’iscrizione all’anagrafe regionale della patata per la sua biodiversità.

La “Patata Sessanta dei Monti Pizzi” è attualmente coltivata da 3 aziende “custodi”, presenti nel comprensorio che, attraverso un programma condiviso con il Parco, hanno l’obiettivo di ampliare le superfici coltivate e intraprendere una fase di valorizzazione che dovrebbe a breve garantire l’avvio della commercializzazione.

Il Parco continuerà gli sforzi per tutelare e dare nuove prospettive a questa e alle altre risorse genetiche del territorio sostenendo le aziende agricole e di trasformazione e stimolando i consumatori attraverso l’iniziativa promossa in collaborazione con i ristoratori custodi con lo slogan “Se mi mangi, mi salvi”.

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