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Coloro che si meravigliano dei tempi lunghi che sta prendendo la formazione del nuovo Governo, dimostrano di avere una memoria molto corta. Qualche riflessione allora bisogna farla. E la prima riguarda una riforma elettorale che adesso tutti fingono di non aver voluto, mentre noi ricordiamo con quanta compiacenza essa era stata sbandierata dopo il voto in Parlamento, soprattutto da parte di coloro che erano al Governo. Ricordiamo che la prima riforma elettorale fu fatta per passare dal proporzionale al maggioritario per garantire al Paese Governi stabili. Di instabile, prima, solo apparentemente c’erano i governi, ora balneari ora di più stagioni, perché nei fatti un Governo valeva l’altro poiché DC e centrosinistra garantivano nei fatti la continuità. Per tornare alla prima riforma, essa fu subito vanificata con correttivi vari, alla Mattarellum, architettati solo per garantire la presenza in Parlamento di taluni intoccabili di partito. Da allora non abbiamo avuto più pace e i riformatori non hanno messo la testa a partito nemmeno dopo i pronunciamenti sulla illegittimità delle riforme varate.

Saltando a canguro qualche passaggio, veniamo alla riforma attuale. Una riforma di pessima lega se è vero che, tagliati tra l’altro i premi di maggioranza e nemmeno preso in considerazione il doppio turno, si prefigurava necessaria, per governare, una maggioranza che nessuno avrebbe mai potuto ottenere se non in regimi dittatoriali. Alle elezioni ultime, primo banco di prova della riforma, s’è visto subito il suo fallimento. Un movimento come i cinque stelle che le ha vinte, da solo non può governare ma pretende che gli venga affidato l’incarico proprio in virtù del primato. Un centro-destra pluricolorato che messo insieme è l’agglomerato più ampio ma non bastevole per una maggioranza in Parlamento. Un Partito come il PD che giustamente ride sotto i baffi per vedere come va a finire, memore del rifiuto ricevuto da Bersani proprio dai Cinque stelle che adesso non ci pensano due volte a chiedere una mano a quelli che sbeffeggiò. Al centro di tutto il Presidente Mattarella che sta dimostrando una pazienza da Giobbe dell’equidistanza, lasciando lunga corda ai contendenti nella speranza di poter affidare finalmente l’incarico a qualcuno.

Al momento non immaginiamo nemmeno come potrà finire, anche perché non vediamo in giro molto senso di responsabilità nei confronti di un Paese che è andato alle urne per liberarsi di un vulnus alla democrazia, rappresentato da governi non eletti, e si ritrova, per l’insipienza di una legge elettorale che adesso tutti dicono di non aver voluto, da piedi al pero. Noi speriamo che dentro questo mese si risolva il giro di valzer delle consultazioni al Quirinale. In caso contrario Mattarella ci mandi subito a nuove elezioni, ma non dopo che un governo provvisorio avrà varato un’altra riforma elettorale. Perché oramai si è visto: queste riforme più che a dare al Paese governi stabili, tendono soltanto a rendere stabile il seggio in Parlamento dei soliti intoccabili. Alle prossime elezioni ci penserà la gente a trovare una soluzione. E questa, se non s’è capito, è una vera minaccia.

MARIO NARDUCCI

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