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Un nuovo progetto sta prendendo forma preso l’Istituto scientifico del Gran Sasso: un’antenna di onde gravitazionali lunare, la Lunar Gravitational-Wave Antenna (LGWA) rendere la Luna stessa parte di un rivelatore gravitazionale sfruttando la sua intrinseca risposta alle onde gravitazionali.

Una sfida proposta dal team internazionale di scienziati e ingegneri guidato da Jan Harms, professore e ricercatore associato INFN:  “Abbiamo sottomesso il nostro progetto all’attenzione dell’ESA (European Space Agency) e della NASA North American Space Agency come uno degli obiettivi di una futura missione lunare che potrebbe così offrire a questa entusiasmante idea la possibilità di concretizzarsi”, spiega Jan Harms.

Questa idea era già stata presentata da Joseph Weber all’inizio degli anni ’70 e che portò alla realizzazione del Gravimetro superficie lunare posizionalto durante la missione Apollo 17. L’obiettivo era infatti osservare le vibrazioni lunari causate dalle onde gravitazionali, ma un errore di progettazione del misuratore ha reso impossibile eseguire l’esperimento.

“Costruire qualcosa di complesso come un rilevatore di onde gravitazionali sulla Luna è un’impresa estremamente impegnativa. È  necessaria la collaborazione e il coinvolgimento di diversi soggetti e competenze ”, afferma Jan Harms a capo del team composto da oltre 80 scienziati in Italia, Belgio, Olanda, Stati Uniti, Danimarca e poi Svizzera e Regno Unito.

Le tecnologie impiegate per la realizzazione di un’antenna lunare per le onde gravitazionali, posta al polo sud del satellite in condizioni ambientali ottimali, potrebbero aprire nuovi scenari per l’astrofisica.
“C’è un grande potenziale per future scoperte rivoluzionarie – commenta Roberto Della Ceca, direttore dell’Osservatorio Astronomico INAF di Brera – Saremmo in grado di vedere segnali da sistemi binari compatti costituiti da nane bianche galattiche fino a enormi buchi neri a distanze cosmiche”.

I sensori sismici del progetto LGWA potrebbero registrare gli eventi sismici lunari con una precisione senza precedenti. “I dati provenienti da LGWA sarebbero di grande valore per la scienza lunare facendo luce sulla struttura interna del nostro satellite, sui meccanismi dei terremoti lunari, e sulla storia della formazione della Luna”, spiega Marco Olivieri, sismologo dell’INGV Sezione di Bologna.

Il progetto sta ora entrando in una fase di analisi e valutazione dettagliate delle tecnologie scientifiche impiegate e del loro sviluppo.

“Certo, alcune sfide sono ancora da superare. Ma c’è un costante e rinnovato interesse per la Luna da parte di tante nazioni e agenzie spaziali. L’eccezionale esperienza acquisita in Europa e soprattutto in Italia per le tecnologie e le esplorazioni nello spazio giocano a nostro favore”, conclude Jan Harms.

“Verificare la fattibilità ingegneristica della missione e i requisiti dati dagli esperimenti scientifici, come ad esempio saper collocare e muovere opportunamente i sismometri sulla superficie lunare, è una delle maggiori sfide affrontate” spiega Giuseppe Morsillo, presidente del CIRA.

Il team che ha pubblicato lo studio su LGWA è attualmente composto da esperti provenienti dal Gran Sasso Science Institute,  dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, dall’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Università degli Studi di Firenze , Sapienza Università di Roma, Space Boy Station srl, CIRA – Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, Osservatorio Polifunzionale del Chianti, Università d’Annunzio di Pescara, Università di Padova, Università di Bologna in collaborazione con altri gruppi di ricerca americani ed europei.

 

 

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