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SULMONA – Il consiglio d’amministrazione del Cogesa ha formalizzato davanti al notaio lo stato di crisi della società. Un passaggio che, secondo gli addetti ai lavori, rappresenta una forma di tutela patrimoniale e fa seguito alla richiesta pervenuta dagli stessi comuni soci. Per la pubblica partecipata che ha chiuso il bilancio consuntivo con un utile di 36 mila euro, il passaggio formale apre comunque un filone delicato, ovvero il piano di rientro che, in tempi di crisi conclamata anche senza certificazione, toccherà inevitabilmente le tasche dei contribuenti. Il prossimo 30 dicembre l’assemblea si riunirà per il bilancio di previsione mentre a gennaio sono previste le dimissioni della governance per un nuovo assetto. Resta in sospeso la calda questione aquilana. Per cui si guarda con apprensione al futuro della società anche se il Cda precisa: “È un atto pienamente in linea con il nostro bilancio perché abbiamo osservato pedissequamente la legge, dato che già nella relazione di governo societario allegata al bilancio inviato a luglio 2022, approvato dal collegio sindacale ad agosto 2022 con parere favorevole anche della società di revisione avevamo indicato il rischio di continuità aziendale. La mancanza di liquidità dovuta soprattutto al mancato e ritardato pagamento da parte di alcuni Comuni Soci ci obbliga per legge a segnalare il rischio di continuità aziendale”.

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