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SULMONA – “Personalmente continuerò a chiedere chiarimenti e a prendere posizione, compreso la richiesta di visionare il fascicolo penale aperto dalla Procura della Repubblica sul danno ambientale per verificare anche quali correttivi siano stati poi apposti dal CdA successivamente all’avviso della conclusione delle indagini”. Lo annuncia la consigliera comunale, Teresa Nannarone, all’indomani della riduzione della raccolta differenziata con ecocalendario da parte del Cogesa nonché a poche settimane dallo stato di crisi dichiarato. “Le ultime ed incomprensibili scelte dei vertici della società Cogesa dimostrano come la gestione della partecipata sia davvero inaccettabile esponendo la stessa a conseguenze gravi. Diminuire il servizio, nello specifico la raccolta di secco e vetro, è l’ennesimo affronto di una conduzione che in continuità con la precedente considera la società “cosa sua” e non certo una partecipata pubblica con regole precise da osservare e rispettare. Il tentativo di aumentare le tariffe, bocciato dalla attuale amministrazione, l’apertura di una procedura senza avvisare i soci, la diminuzione dei servizi, sono scelte in totale contraddizione con lo spreco continuo e costante di denaro pubblico per consulenze e servizi di dubbia legittimità”- rileva Nannarone che aggiunge: “comme consigliere comunale e presidente di commissione ho raccolto in questi mesi documentazione sufficiente per dimostrare come il fine non sia stato quello di amministrare la società nella trasparenza e nell’interesse dei cittadini e del territorio, né quello di attuare una politica dei rifiuti attenta e innovativa nel processo, ma di raccogliere quanta più spazzatura possibile, dal progetto “Refolo” all’indifferenziata del Comune capoluogo di Regione, e ciò per fare fronte agli esborsi di quello che più volte ho avuto modo di definire anche come concorsificio ad orologeria, ovvero in prossimità di scadenze elettorali. Per questo le illusioni dei posti di lavoro -come se i giovani del territorio non avessero diritto ad aspirare ad altro-, per questo gare, contratti, consulenze e servizi di cui non ci sarebbe stato bisogno. Il risultato è evidente: oggi il prezzo di siffatta gestione dovrebbe essere pagato da noi e dai figli dei nostri figli in termini di costi, disservizi, danno all’ambiente e forse anche alla salute. Da qui la chiosa al cetriolo: “personalmente continuerò a chiedere chiarimenti e a prendere posizione, compreso la richiesta di visionare il fascicolo penale aperto dalla Procura della Repubblica sul danno ambientale per verificare anche quali correttivi siano stati poi apposti dal CdA successivamente all’avviso della conclusione delle indagini”

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