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Giorgia Meloni lo ha dichiarato durante la sua campagna elettorale: apportare modifiche alla legge 194 che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza. Su questo interviene duramente il collettivo aquilano ‘Fuorigenere’ : “In Italia la Legge 194  è sotto attacco da anni, svuotata per colpa dell’obiezione di coscienza e del mancato controllo sul suo implementamento effettivo e, oggi, sempre più a rischio per la vittoria di Giorgia Meloni e del suo partito che già da tempo, a livello locale, ha fatto dell’appoggio e del finanziamento ai movimenti per la vita e di iniziative come la sepoltura obbligatoria dei feti, un marchio distintivo del suo operato. In questo scenario politico, tra guerre, crisi economica, climatica e con le destre fasciste al potere, i nostri corpi continuano ad essere un campo di battaglia! In tutto il globo, ogni anno vengono ancora eseguiti oltre 25 milioni di aborti non sicuri, il che fa dell’aborto una delle prime cause di morte materna nel mondo e finché sarà proibito, continuerà ad essere praticato illegalmente, mettendo a rischio la vita della donna. Ad oggi l’aborto è ancora vietato in quasi 20 Paesi. In Europa, un divieto totale rimane un’eccezione ma le cose stanno peggiorando rapidamente: a Malta, le donne che abortiscono rischiano una pena che va da 18 mesi a tre anni di reclusione e in Polonia, nell’ottobre 2020 la Corte costituzionale ha reso l’aborto praticamente illegale eliminando la possibilità di ricorrervi in caso di anomalie fetali. L’intento di svuotare e rendere totalmente inapplicata la L.194 attraverso, anche, la colpevolizzazione delle donne è chiaro da tempo. Siamo scesi in piazza per chiedere con forza fondi per il sostegno a centri antiviolenza e case rifugio, asili nido e servizi per la prima infanzia, potenziamento dei consultori gratuiti, laici e accessibili a tutti; il potenziamento dei reparti di ginecologia ed ostetricia, il supporto e il sostegno alla salute riproduttiva della donna e delle soggettività con utero, alla maternità e alla genitorialità. Chiediamo anche l’apertura dei dati sulla L.194, vogliamo che siano aggiornati, disaggregati, disponibili: solo in questo modo possiamo sapere oggi cosa succede negli ospedali e se la legge è ben applicata. Solo in questo modo possiamo scegliere. E solo in questo modo possiamo individuare responsabilità e difetti nei servizi, e quindi rimediare. Altrimenti è come avere una vecchia mappa dove ci sono ancora Stati che non esistono più e confini che sono stati spostati. A questo proposito ci rivolgiamo alla Asl dell’Aquila, che alle due ricercatrici non ha mai risposto (così come a giornaliste e associazioni di donne locali che hanno rivolto le stesse domande negli anni) chiedendo pubblicamente i dati sull’obiezione di coscienza ossia il totale dei medici e il numero degli obiettori per le tre categorie professionali (ginecologi, anestesisti, professioni sanitarie non mediche). Finché non avremo risposta alle nostre richieste non ci fermeremo! L’aborto è un diritto e ci vogliamo libere di scegliere sui nostri corpi e sulle nostre vite”.

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