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SULMONA – La Procura della Repubblica di Sulmona ha notificato la chiusura delle indagini preliminari ai cinque indagati coinvolti nell’inchiesta “Un Posto in Paradiso”, più conosciuta con il nome di “Droga nel garage”, una delle più grosse operazioni antidroga mai effettuate sul territorio, compiuta nell’ottobre 2019 dal Nucleo Mobile della Guardia di Finanza di Sulmona. Sostanzialmente, tramite la notifica, i cinque indagati vengono avvisati che le indagini preliminari a loro carico sono concluse e vengono altresì avvertiti che potranno, nel termine di 20 giorni a decorrere dalla data della notifica, produrre memorie, documenti, investigazioni difensive e chiedere di essere sottoposti ad interrogatorio per mettere nero su bianco la loro versione dei fatti. Un passaggio necessario e scontato che la Procura ha compiuto in questi giorni dopo il rimpatrio in Italia del latitante, arrestato a Marbella di Spagna, considerato il deus ex machina dell’operazione. Con il rintraccio e l’interrogatorio di garanzia, svoltosi nei giorni scorsi, si è chiuso il cerchio delle indagini e si apre la fase cruciale dell’inchiesta che porterà la Procura a chiedere l’archiviazione al Gip o il rinvio a giudizio al Gup, opzione quest’ultima che appare più logica alla luce delle accuse costruite e confermate, in sede di indagini, per i cinque. Si tratta di un dipendente comunale, del corriere di Roma di 43 anni, di due giovani del posto di 38 e 28 anni e dell’ex latitante di 39. Tutto cominciò il 2 ottobre 2019 quando nel garage del viale della stazione furono scaricati un chilo e mezzo di cocaina, 14 kg di hashish, 15 grammi di marijuana. Le Fiamme Gialle, in flagranza di reato, presero il proprietario della struttura e il corriere romano. Poi presentarono il conto anche alla giovane coppia (all’epoca dei fatti) e all’ex latitante, considerato dagli inquirenti la mente dell’intera operazione. Era lui che comunicava con la coppia considerata il suo braccio operativo. Per portare avanti l’attività di spaccio avrebbe ingaggiato di volta in volta giovani “collaboratori” ai quali affidava ingenti quantitativi di sostanza stupefacente da custodire e consegnare quotidianamente ai vari assuntori in città e nel comprensorio. Ma si affidava anche a insospettabili consumatori di stupefacenti, tanto da individuare nel garage il luogo di consegna dell’ultimo ingente quantitativo di droga. Comunicava tramite schede telefoniche che venivano utilizzate una sola volta e poi gettate via. Per la Procura il quadro probatorio è più che chiaro. Da qui la chiusura delle indagini, notificata ai diretti interessati, per la fase due dell’inchiesta, la più complessa e rilevante degli ultimi anni.

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