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PACENTRO – Era finito sotto inchiesta con l’accusa di aver recitato il ruolo di basista nella rapina al negozio dello zio ex gioielliere, per uscirne poi completamente indenne dall’udienza preliminare, con la sentenza di non luogo a procedere per non aver commesso il fatto. Ora, un 28 enne residente a Sulmona originario di Pacentro, ha deciso di andare fino in fondo alla vicenda per tutelare la sua immagine, presentando formale esposto- denuncia all’autorità giudiziaria nei confronti del cugino 32 enne. L’ipotesi di reato è quella di calunnia. I fatti risalgono all’11 ottobre 2017 quando due sulmonesi avrebbero fatto irruzione, incappucciati e armati di una pistola, all’interno dell’attività, intimando al titolare di aprire la cassaforte, facendosi consegnare diversi gioielli in oro, per un valore di circa 5000 euro. Entrambi sono stati rinviati a giudizio. Il procedimento penale è tuttora in corso. Ma sotto inchiesta finì anche il 28 enne di Sulmona, destinatario all’epoca dei fatti della misura cautelare degli arresti domiciliari, per aver rivelato ai complici che nella cassaforte del negozio sarebbero rimasti custoditi beni invenduti. Nulla di tutto questo. L’arresto, oltre alla captazione di una conversazione tra il 28 enne e il suo coetaneo imputato e la pregressa conoscenza tra i due, scattò soprattutto per la dichiarazione resa ai militari dal figlio della vittima, secondo il quale nella cassaforte era custodita la somma di 12 mila euro, circostanza che era a conoscenza esclusivamente dei prossimi congiunti. Ma i rapporti nella famiglia si erano da tempo deteriorati per questo è caduta l’accusa nel confronti del 28 enne che ora ha denunciato il parente, contestandogli di essere stato accusato ingiustamente. Secondo il giovane il suo congiunto avrebbe omesso, almeno in prima battuta ( quando cioè fu sentito per sommarie informazioni in Caserma) , di riferire ai Carabinieri che la somma non era mai stata allocata in cassaforte ma versata in banca e che i rapporti erano assolutamente deteriorati. “La dinamica dei fatti, le reiterate omissioni, la precisa conoscenza del figlio della vittima (ndr) dei particolari relativi ai rapporti familiari inducono a ritenere che egli ha coltivato, con sempre maggior determinazione, la consapevolezza di accusare il cugino innocente”- si legge in un passaggio della denuncia. Si allunga quindi la coda giudiziaria della vicenda. Alla magistratura il compito di accertare ulteriori ed eventuali responsabilità.

Andrea D’Aurelio

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