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INTRODACQUA – “Ilaria, come stai? E’ successo qualcosa? Pronto, pronto…”. Una telefonata concitata, in una calda mattina d’ottobre. Da una parte Ilaria Maiorano, 41 anni, osimana, ma originaria di Introdacqua per via della madre, nata e cresciuta nel piccolo centro della Valle del Sagittario prima di trasferirsi nelle Marche. Dall’altra una sua parente. La linea cade dopo la prima chiamata. Sono le 9.30 circa. Ilaria non risponderà più. Il telefono continuerà a suonare invano mentre il marito,42 anni, marocchino, agli arresti domiciliari per droga dopo una condanna a dieci mesi di carcere per evasione, l’avrebbe colpita ripetutamente, uccidendola. Un turbinio di botte e violenza in una casa di campagna a Padigklione di Osimo , aperta periferia. Una struttura colonica donata da un istituto caritatevole alla famiglia: Ilaria è disoccupata, il marito ha precedenti. Hanno due figlie di 8 e 5 anni. Non si sa se al momento della tragedia erano a scuole o hanno assistito alla crudeltà fatta persona. Fatto sta che quando hanno fatto irruzione i carabinieri di Osimo e i sanitari del 118, l’uomo è ancora lì. Il cadavere della donna è a terra, al piano superiore. La casa ha una sorta di ripostiglio-lavanderia a pian terreno. Le stanze stanno sopra, collegate da una scala interna. Sul corpo di Ilaria c’è del sangue. “Non sono stato io” urla disperato il marito. “E’ caduta, non sono stato io”. Continuerà a ripeterlo ossessivamente fino a notte fonda, sotto torchio nella caserma dei carabinieri della Compagnia di Osimo che insieme ai militari del Nucleo Investigativo di Ancona indagano su quello che a tutti gli effetti appare come il nuovo, terribile caso di femminicidio. L’uomo è stato arrestato come autore materiale del delitto, per omicidio volontario. La donna ha sul corpo ecchimosi, segni compatibili con numerose percosse e non troppo, invece, con una caduta accidentale. Il sangue, uscito dalle ferite, gli ematomi: tutto porterebbe in una direzione univoca. Il responso, una buona fetta di verità, è nelle mani del medico legale, il dottor Francesco Busardò. Che ha già avuto modo di ispezionare la scena del presunto crimine e osservare, anche se solo superficialmente il corpo della donna. Una vita difficile quella della giovane di origini introdacquesi. La famiglia in difficoltà, l’aiuto dei servizi sociali. Ultimamente sembrava che le cose stessero andando meglio. Ilaria portava le bambine nella vicina moschea per consentire loro di imparare l’arabo. Ora è tutto distrutto. Un altro femminicidio che tocca da vicino la comunità peligno, dopo quello di Teodora Casasanta, originaria di Roccacasale uccisa assieme al figlio dal marito suicida in cella a Carmagnola. Ilaria è nata e cresciuta in terra marchigiana ma è figlia di Silvana, originaria appunto di Introdacqua. Un legale c’è tant’è che la notizia si è subito diffusa in paese, lasciando sconcerto e lacerando i cuori. “Crimini così efferati non sono così lontani dalla nostra realtà”- commenta una parente. Una tragedia immane figlia di approcci culturali pressocchè nulli che concepiscono ancora la donna come diritto di proprietà.

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