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SULMONA – Da 49 indagati si è passati a 24 avvisi di garanzia ma solo per nove persone è stato chiesto il processo come riporta stamane “Il Centro”. La Procura della Repubblica di Sulmona ha chiuso le indagini sui furbetti del cartellino di Palazzo San Francesco con la richiesta di rinvio a giudizio per nove persone. L’inchiesta si sgonfia quindi clamorosamente rispetto ai toni iniziali che facevano pensare a un vero e proprio scandalo. Il sostituto procuratore Stefano Iafolla titolare dell’inchiesta, del lungo elenco di 49 dipendenti comunali che secondo i finanzieri avrebbero violato le regole assentandosi dal posto di lavoro o timbrando la presenza al posto di altri colleghi, poi diventati 24 con relativo avviso di garanzia, ha deciso che solo per nove sono state raccolte prove a sufficienza per chiedere che vengano processati. Per gli altri quindici dipendenti raggiunti da avviso di garanzia, la procura chiederà l’archiviazione. Decisive sono state le memorie difensive presentate dagli indagati, soprattutto dai dipendenti comunali che lavorano nella sede decentrata della ex caserma Pace che hanno puntato tutto sul fatto che le assenze contestate non erano altro che spostamenti quotidiani necessari per raggiungere palazzo San Francesco, sede centrale del Comune. Si è chiuso anche il fronte amministrativo con la citazione a giudizio di 18 dipendenti comunali da parte della Procura della Corte dei Conti. Per altri sei, ai quali era arrivato l’invito a dedurre da parte del procuratore generale della magistratura contabile aquilana Erika Guerri, è stata decisa l’archiviazione parziale. Tutto è iniziato con un esposto fatto arrivare alla Guardia di Finanza, proprio da un dipendente del Comune, in cui si evidenziava il cattivo comportamento di molti colleghi che erano soliti assentarsi illecitamente dal proprio posto di lavoro senza permesso, anche con un uso fraudolento del badge per il monitoraggio degli orari di entrata e di uscita dal lavoro. Dall’11 febbraio fino all’8 aprile 2016 a Palazzo San Francesco e dal 2 maggio fino al 13 giugno 2016, nella sede di via Pansa, quando il Comune era in mano al commissario prefettizio, i finanzieri si sono affidati a tre telecamere che hanno ripreso tutti gli spostamenti dei dipendenti sia in entrata che in uscita dalle sedi di lavoro. Se la Corte dei Conti e la Procura hanno stralciato alcune posizioni, l’inchiesta disciplinare potrebbe rimettere tutto in discussione. E’ il terzo filone dell’inchiesta quello che, al momento, procede a rilento.

Andrea D’Aurelio

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