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SULMONA – Sentire la cosa pubblica non come convenienza di parte comunque argomentata, ma come “importante e alta”, in quanto capace di segnare il destino di tutti. E’ il forte appello che arriva dai medici cattolici della diocesi di Sulmona-Valva e dal vescovo mons. Michele Fusco a proposito della gestione dei pazienti Covid in questa seconda ondata. L’associazione infatti “non per interessi corporativi, ma per garantire dignità al lavoro medico, consapevole delle esigenze dell’intera comunità, in piena consonanza di intenti con il pastore diocesano (ndr), esprime profonda preoccupazione per quanto si sta evidenziando in questo difficile momento nella nostra realtà sanitaria (ospedale improvvisamente diventato Covid senza una necessaria e specifica analisi con percorsi e sistemi di prevenzione probabilmente poco funzionali, impegno di cura Covid pressoché completo del reparto di Anestesia e Rianimazione, quasi blocco delle attività chirurgiche, organici da troppo tempo carenti, medici indagati al Pronto Soccorso, da ultimo esposto alla magistratura del personale sanitario della Utic-Cardiologia), e rivolge un ulteriore invito a chi ha responsabilità decisionale, sempre e in particolar modo nel campo della Salute, a sentire la cosa pubblica non come convenienza di parte. A perseguire intendimenti, progetti, obiettivi, nonché impegni che ha inteso assumere per un servizio sanitario equo, efficace, solidale conferendo così dignità ad una comunità e a chi la rappresenta”- scrivono i medici cattolici. Anche la Chiesa quindi prende una chiara posizione riguardo la gestione dell’emergenza sanitaria.

Andrea D’Aurelio

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