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SULMONA – “Basta alla demonizzazione della montagna. Ho visto città come Milano, Torino e Roma che sembravano Rio de Janiero in tempo di carnevale. E’ necessario cominciare a spalmare le persone che sono in città in altri territori per evitare il contagio”. Il grido di dolore arriva da Roberto Del Castello, imprenditore del comparto sciistico, che abbiamo intervistato alla vigilia del famigerato 18 gennaio, ovvero la data che in molti hanno segnato sul calendario anche se la stagione invernale resta in bilico perché non si sa se si riuscirà ad aprire gli impianti. Un ulteriore rinvio a fine febbraio determinerà l’automatica chiusura della stagione. Del Castello presenta il conto nella nostra intervista, parlando di una perdita del 60 per cento rispetto allo scorso anno di questi tempi. Come pure per innovare e adeguare gli impianti sono stati spesi circa 600 mila euro a fronte dei 160 mila che solitamente entrano nelle casse dagli abbonamenti. “E’ uno stillicidio”- tuona l’imprenditore- “noi cerchiamo comunque di farci trovare pronti in caso di apertura. Ma questa demonizzazione della montagna deve finire”. In questi giorni gli impianti sono occupati dagli atleti professionisti che non portano indotto ed economia nel cosiddetto “circuito bianco”, ovvero la filiera dello sci, tra impianti e alberghi. “La maggior parte sono abruzzesi che vanno e vengono. I campani hanno le seconde case. L’unico introito è per i supermercati”- aggiunge Del Castello che resta scettico anche sul discorso dei ristori. L’intervista integrale è disponibile sulla nostra piattaforma di youtube.

Andrea D’Aurelio

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