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SULMONA – “La società attuale ha tolto la consonante D davanti alla parola io” diceva ai nostri microfoni la maestra Giuseppina Patriarca quando lo scorso anno, in occasione del suo compleanno, si recò al supermercato per fare la spesa e fu festeggiata dal personale. Oggi la super “nonna” adottiva della città, anche se aquilana di origine, spegne 105 candeline nella sua abitazione sulmonese, nel silenzio e nel tepore familiare per via della pandemia in atto. Il traguardo è comunque ragguardevole. Giuseppina Patriarca, originaria di Montorio al Vomano ma residente in città ormai da tempo, è nata il 6 novembre 1915. Ha vissuto due guerre mondiali, per un periodo è cresciuta all’Aquila prima di trasferirsi nel capoluogo peligno dove ha alcuni parenti. Per oltre quarant’anni è stata insegnante al Convitto nazionale dell’Aquila. Non ha figli. Di carattere molto umile e devota, non ama mettersi in mostra. Il virus si potrebbe dire che in confronto è nulla per l’ultracentenaria che ha resistito a due guerre. A lei oggi vanno i nostri auguri. Per altri cento anni sarebbe inverosimile ma la serenità e l’umiltà della maestra aquilana, sulmonese di adozione, rappresentano una grande lezione di vita per una generazione che ha perso i veri valori del buon vivere comune.

Andrea D’Aurelio

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