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Il comportamento di Marsilio nella seduta del Consiglio dei Ministri del 5 ottobre scorso, che ha autorizzato il Metanodotto Sulmona-Foligno, rappresenta una umiliazione e una offesa. Peraltro ciniche e per di più inutili e gravi. Una umiliazione e una offesa perché Marsilio prima ha tradito la volontà sempre espressa (nel passato e ribadita ancora oggi) da tutti i Comuni interessati e poi ha capovolto, senza alcuna valida ragione, la posizione di contrarietà espressa dalla precedente giunta regionale e dai diversi Consigli regionali succedutisi dal 2010 fino ad oggi.
Egli sostiene di non aver modificato formalmente la negazione dell’intesa espressa dal suo predecessore Luciano D’Alfonso, ma in realtà non ha fatto nulla per difenderla. La sua è pura ipocrisia e con il suo irresponsabile comportamento, non ha fatto altro che spianare la strada all’autorizzazione.
Se ha un residuo di dignità politica ed istituzionale impugni, entro il 4 dicembre davanti al TAR del Lazio la delibera del Consiglio dei Ministri.
Marsilio è stato cinico perché non ha nemmeno avuto il coraggio di parlare esplicitamente ed espressamente: si è nascosto dietro vuoti e anonimi pareri tecnici: la nota n. 188892/22 del Servizio Genio Civile che “non riscontra competenze specifiche per quanto attiene all’aspetto antisismico” (!) e la nota n. 244231/22 del Servizio Politiche Energetiche che comunica “stante la mancanza di dirette competenze, attesta l’assenza di motivazioni tecniche ostative di competenza regionale” (come a dire: non c’entriamo niente, quindi siamo d’accordo!).
Marsilio, infine, avalla una decisione inutile sul piano strategico e dannosa per il futuro.
Infatti già adesso la rete metanifera nazionale ha una capacità di trasporto dal Sud di oltre 50 mld. di metri cubi ed è in buona parte inutilizzata. Ciò nonostante l’Italia, in questa fase geopolitica successiva alla guerra in Ucraina, sta importando più gas dell’anno scorso, tanto da averne finora rivenduto all’estero oltre 2 miliardi e 700 milioni di metri cubi, cosa mai successa in passato e, ribadiamo, con la rete già esistente. Inoltre gli stoccaggi sono pieni al 95%, un livello raggiunto con un mese di anticipo rispetto all’anno passato.
Insomma non è vero che serve accrescere e potenziare la rete: quella che c’è basta e avanza.
Invece, proprio la crisi energetica spinge ad accelerare quella transizione verso fonti rinnovabili che, se fosse iniziata qualche decennio fa, oggi ci renderebbe più indipendenti, liberi e orgogliosi per i risultati ambientali.
Per il metanodotto restano del tutto intatte e gravi le tante criticità da sempre evidenziate, e in particolare il problema della sicurezza legato all’altissima sismicità del territorio.
E invece, la Delibera del Governo autorizza “la realizzazione dell’opera in conformità agli esiti delle verifiche svolte da un Ente terzo con specifico riguardo alla mappatura delle faglie note lungo il tracciato […] e in caso di criticità lo stesso Ente terzo dovrà valutare le soluzioni costruttive più idonee”.
Altro che studio dell’INGV con eventuali modifiche del tracciato per la messa in sicurezza dell’opera!
È semplicemente assurdo autorizzare subito il metanodotto e rinviare ad un momento successivo lo studio dell’INGV! Per qualsiasi opera, pubblica o privata, gli studi sismici sono propedeutici all’autorizzazione. Invece si è stravolto il procedimento solo per favorire la Snam. Al posto dello studio, di cui il Governo e SNAM hanno paura, si offre una misera “compensazione economica” con cui si pensa di comprare la dignità e il silenzio di popolazioni che meritano amministratori degni e coraggiosi e non piegati agli interessi delle multinazionali dell’energia.

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