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SULMONA – Non riceveva i canoni di locazione per l’affitto del locale di sua proprietà e, per farsi restituire quanto dovuto, aveva deciso di mandare dei messaggi “poco eleganti” a due coniugi di Sulmona. Per un 49 enne del posto, A.F., è arrivata oggi la condanna del Tribunale di Sulmona per il reato di molestie mentre per gli altri due capi d’imputazione, falso in scrittura privata e ingiuria, il giudice monocratico Concetta Buccini ha pronunciato la sentenza di assoluzione in iure ( in punto di diritto) perché entrambi depenalizzati ( il fatto non è più previsto dalla legge). Il procedimento a carico del 49 enne di Sulmona è stato avviato nel 2014 dopo che A. F., non avendo ricevuto la liquidazione dei canoni d’affitto del locale di sua proprietà che aveva dato in gestione a un sulmonese, dopo aver intimato il rilascio dell’immobile, aveva deciso di mettersi contatto in con l’affittuario e la sua consorte tramite cabina telefonica ma anche attraverso i social network di facebook e whatsapp. Nel corso delle conversazioni il sulmonese chiedeva alla persona offesa la restituzione delle somme dovute con tanto di “avvertimento”. “Se non mi ridai il locale e non mi paghi dico a tua moglie che mandi le foto sconce per il telefono” scriveva in alcuni messaggi. E la stessa avvertenza è stata riservata alla sulmonese che avrebbe dovuto controllare il marito per alcune sue abitudini. La coppia, difesa dall’avvocato del foro di Sulmona Giuseppe D’Angelo, ha chiesto e ottenuto il risarcimento del danno per la “condotta vessatoria” del 49 enne come aveva chiesto il legale. Mentre la difesa, in sede di discussione del processo, aveva chiesto l’assoluzione perché i fatti non potevano essere riferiti all’imputato dal momento che per le conversazioni partite dalla cabina telefonica non si poteva risalire alla sua identità come pure gli altri messaggi sarebbero stati il frutto di una reazione rispetto a un credito accumulato negli anni. Alla fine il giudice ha pronunciato la sentenza di condanna per il 49 enne di Sulmona per il reato di molestia o disturbo alle persone. A. F. è stato condannato al pagamento di un’ammenda da 300 euro (pena sospesa) e al risarcimento delle persone offese ( 1500 euro per entrambi) più le spese processuali. Per i reati di falso in scrittura privata e ingiuria, entrambi depenalizzati, l’uomo è stato prosciolto.

Andrea D’Aurelio

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