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SULMONA – L’appuntamento con gli uffici giudiziari di palazzo Capograssi è fissato in settimana. Dopo gli annunci e le valutazioni del caso si passa ai fatti. La famiglia di Luciana Pantaleo, 64 enne di Sulmona deceduta lo scorso ottobre dopo aver contratto il batterio della legionella, deposita denuncia-querela in Procura affinchè si faccia luce su un caso che ha provocato notevole sgomento e apprensione nel quartiere all’epoca dei fatti. Il passaggio formale è previsto per i prossimi giorni ma nella forma e nella sostanza la querela è già strutturata. Come persona informata dei fatti la famiglia della compianta parrucchiera, deceduta nel policlinico Umberto I, ha indicato una residente di via XXV Aprile che s’infettò con la legionella qualche settimana prima e fu costretta al ricovero nell’ospedale di Chieti. Alla magistratura si chiede di svolgere gli opportuni approfondimenti sui certificati di conformità rilasciati all’esito della sostituzione della caldaia. Un nesso comune che lega le due abitazioni dove è stato riscontrato il batterio. La più alta carica virale, circa trentamila, è stata captata nell’alloggio della donna deceduta per legionella mentre a casa della prima contagiata la positività alla legionella, trovata sul telefono della doccia, era più contenuta. Valori poi rientrati nella norma. Una carica pressocchè scarsa è stata individuata anche su un terzo all’alloggio, all’esito delle verifiche a campione su una palazzina. Il comitato aveva chiesto di ricostruire la filiera della legionella, per capire cioè dove è passato il batterio prima di insediarsi nei terminali. L’autorità giudiziaria dovrà ora vagliare il contenuto di quanto esposto per accertare eventuali responsabilità sulla vicenda.

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