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SULMONA – Non ci furono abusi edilizi nè difformità alcuna derivante dal planivolumetrico. Il Tribunale Amministrativo regionale ha respinto il ricorso intentato dalla società Fir Srl che aveva chiamato in causa i giudici amministrativi per la vicenda della cittadella sanitaria di via Buco della Grotta. Il Tar ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese di lite, in favore del Comune costituitosi in giudizio, liquidate in 1500 euro. Ma andiamo con ordine. La società, proprietaria di un vasto lotto di terreni, ricadenti per la gran parte nella “Zona per attrezzature socio-sanitarie” del Comune di Sulmona, ha trascinato il Comune davanti al Tar in relazione all’esposto del 15 ottobre 2020 attraverso il quale aveva segnalato una serie di abusi edilizi e criticità in suo danno derivanti dal planivolumetrico approvato dalla Giunta Comunale e rilasciato a CASA Srl di Caliendo e Salutari. L’impresa lamenta che, a tutt’oggi, “il Comune non ha provveduto ad adottare nessun provvedimento, né ha dato riscontro all’atto di invito e diffida ed all’istanza in autotutela”. Per il Tar il ricorso è da considerarsi infondato nel merito. Sostanzialmente la società non aveva impugnato il piano nei termini di legge. Per cui non era possibile pretendere dall’amministrazione l’esercizio di un potere di autotutela. “L’atto di diffida con cui si sollecita l’esercizio di un potere di autotutela teso ad ottenere provvedimenti di revoca o annullamento di precedenti atti amministrativi non impugnati si configura come mera sollecitazione del potere amministrativo, non essendovi, quindi alcun obbligo giuridico di provvedere sull’istanza”- si legge nell’ordinanza del Tar. In buona sostanza non si configura alcun inadempimento poichè i provvedimenti amministrativi avevano consolidato effetti ed efficacia. L’impresa ha chiesto “grazia” ed ha ottenuto doppia giustizia. Nel senso che ora, dichiarato inammissibile il ricorso, dovrà rifondere le spese di lite al Comune, rappresentato nel giudizio amministrativo dall’avvocato, Marina Fracassi. Resta in piedi il filone civile della vicenda che entrerà nel vivo il prossimo marzo davanti al giudice del Tribunale di Sulmona.

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