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SULMONA – Ala vecchia da svuotare e ala Bolino da adeguare. La Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, con deliberazione del Direttore Generale, Ferdinando Romano, ha approvato gli atti per la procedura da attivare sul Mepa ai fini della progettazione di fattibilità tecnica ed economica degli interventi di adeguamento e riqualificazione dei tre corpi dell’ala Bolino, ovvero la zona più “nuova” del vecchio ospedale . Un’operazione che costa più di sei milioni di euro ma che rientra negli interventi finanziati con i fondi Pnrr. Si tratta di 8,5 milioni su un totale di circa 14 milioni destinati alla sanità ospedaliera e territoriale. La Asl ha inoltre individuato il professionista per la stesura dei progetti e per l’elaborazione dei servizi tecnici. L’azienda sanitaria punta a completare l’ala Bolino e a liberare il vecchio corpo ospedaliero che sarà trasformato e probabilmente abbattuto. Su questo punto sono in corso le valutazioni del caso. Si dovrà inoltre interrare la centrale termica mentre la realizzazione di un pista di atterraggio per elisoccorso non rientra in questa tranche di interventi. Sul piano strutturale qualcosa comincia a muoversi, nel senso che le progettualità man mano iniziano a prendere corpo e forma. Peraltro a breve è previsto l’avvio dei lavori per l’installazione della famigerata risonanza magnetica dopo le spole e gli esami fuori sede. Tuttavia c’è poco da esultare nel senso che la struttura ospedaliera, seppur super sicura e innovativa, rischia di rimanere una scatola vuota per via della carenza personale giunta ai massimi storici. Dando un’occhiata all’archivio, sono passati esattamente quattro anni da quel 4 dicembre 2018, giorno dell’inaugurazione in pompa magna della nuova struttura. Chi all’epoca protestava ora siede sui banchi che contano. La risonanza magnetica, al momento, è ancora in attesa di spazio. La lungodegenza non è stata mai attivata nonostante la battaglia sui posti letto. Il post emergenza non aiuta a sbrogliare la matassa dal momento che l’area grigia risulta ancora occupata da alcuni pazienti fragili. L’insufficienza di medici ha inoltre portato a delocalizzare il test per la ricerca della tubercolosi e a bloccare le prenotazioni di importanti servizi: reumatologia, gastroenterologia, doppler e polisonnografia. Il pronto soccorso sta colmando il vulnus che si percepisce sul territorio, ovvero l’assenza di un filtro. Nei giorni scorsi è stata dimessa un’anziana che ha stazionato per circa dieci giorni nella stanza di osservazione breve. Per modo dire s’intende. La speranza è che si possa mettere mano alle ataviche carenze di risorse umane. Diversamente si rischia di costruire una sanità formale ma non sostanziale che danneggia cioè utenti ed operatori che continuano a lavorare con senso di abnegazione e professionalità. Da eroi in tempo di pandemia a dimenticati del post emergenza il passo è stato breve.

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