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SULMONA – Il Tribunale lo aveva assolto, mettendo nero su bianco l’insussistenza del concorso di reato, nelle motivazioni della sentenza di primo grado, pronunciata dal giudice monocratico, Francesca Pinacchio. Ma la Procura della Repubblica di Sulmona ha impugnato il provvedimento, dinanzi la Corte d’Appello dell’Aquila, chiamata ora ad esaminare l’intera documentazione relativa all’inchiesta e a fissare l’udienza da qui a qualche mese per le opportune determinazioni al riguardo. Si giocherà davanti ai giudici aquilani la “seconda puntata” del pestaggio al bar dell’Annunziata, avvenuto la sera del venerdì santo del 2017, per il quale il Tribunale aveva accordato la pena di due anni di reclusione a G.S. e aveva assolto F.R, 30 enne del posto, per l’insufficienza delle risultanze probatorie, ovvero perchè manca la prova che l’imputato ha commesso il fatto. Stando all’originario capo d’imputazione, il giovane avrebbe agito in unione e in concorso con G.S, sferrando un violento pugno sulla nuca di un ragazzo all’interno di un locale pubblico, colpendolo con un altro fendente al viso, cagionandogli lesioni personali dalle quali scaturiva un indebolimento permanente dell’organo di respirazione, in conseguenza della rottura del setto nasale. Una prognosi di 50 giorni che fece scattare per entrambi la misura cautelare, a seguito dell’attività d’indagine curata dalla Squadra Anticrimine del Commissariato Ps di Sulmona, guidata all’epoca dei fatti, dal Sostituto Commissario, Daniele L’Erario. L’aggravante era quella di aver agito per futili motivi, consistiti nel non aver tollerato la richiesta della vittima di rispettare l’ordine della fila prima di accedere al bagno del locale in questione. Nel corso del processo la responsabilità dell’aggressione è ricaduta di fatto solo su G.S, che aveva patteggiato la pena di due anni di reclusione. Nulla aveva a che fare con l’aggressione il 30 enne, secondo l’avvocato difensore, Alberto Paolini e secondo il Tribunale che nel corpo del provvedimento aveva specificato l’assenza del concorso di reato, dal momento che la stessa persona offesa, sentita durante il processo, non aveva riconosciuto F.R. nè aveva riferito di essere stato aggredito dal diretto interessato. Il 30 enne insomma era capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato tant’è che il giudice Pinacchio, escludendo ogni responsabilità del giovane, aveva pronunciato sentenza di assoluzione perchè risulta insufficiente e contradditoria la prova che lo stesso ha commesso il fatto. Per la Procura invece, che aveva chiesto in sede di discussione di primo grado 4 anni e 8 mesi di reclusione, sussiste il concorso di reato. Ai giudici della Corte d’Appello il compito di pronunciare un nuovo provvedimento, esaminando la sentenza di assoluzione incassata dal 30 enne. Impugnata entro i termini di legge.

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