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SULMONA – “Rivedere i requisiti penalizzanti in chiave costituzionale anche nella sanità? Ci stiamo lavorando”. E’ stato laconico il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, parlando dei punti nascita e dei piccoli ospedali oggetto di riorganizzazione, in occasione dell’inaugurazione del primo centro regionale per il risveglio e la riabilitazione dal coma, attivo nel nosocomio di Popoli. La mappa dei sedici presidi ospedalieri è finita la scorsa settimana sotto la lente ministeriale. Il piano è stato rivisto dalla Regione Abruzzo, dopo le osservazioni ministeriali e le richieste di integrazione che, secondo gli addetti ai lavori, avevano tutto il sapore di una bocciatura. “C’è un tavolo aperto, ho incontrato l’assessore Verì e il presidente Marsilio, cercheremo di trovare le soluzioni che vadano soprattutto a favore dei cittadini e dei pazienti di questa regione, non vogliamo lasciare indietro nessuno e tutti i cittadini sul territorio nazionale devono avere le stesse possibilità di cura e la stessa possibilità di accesso al sistema dei servizi medici nazionali”- ha detto Schillaci prima di liquidare la nostra domanda sui punti nascita. “Su questo argomento ci stiamo lavorano”- risponde il Ministro ai microfoni di Onda Tg che, sulla scorta di quanto potrebbe avvenire per i Tribunali, aveva chiesto se i criteri fissati con decreto Lorenzin per la soppressione dei punti nascita possano essere rivisti in chiave costituzionale. Non una rassicurazione netta e solida ma comunque un’apertura alla specificità dei territori. D’altronde il tema è di quelli spinosi. La Regione, reiterando la richiesta di salvaguardia del reparto di maternità peligno, ha preso in considerazione tutti i comuni di residenza delle gestanti che hanno partorito nel presidio ospedaliero durante il triennio 2017-2019 (254, 237 e 205), provenienti da ben 73 diversi comuni. «L’eventuale chiusura del punto nascita comporterebbe il trasferimento della presa in carico delle gestanti e dei parti in punti nascite alternativi con la conseguenza di 175.210 km in più percorsi annualmente che causerebbero un aumento del numero di infortuni (inclusi quelli mortali) pari a 1,6/anno» si legge nel piano. Ma la Regione, per scongiurare la bocciatura, «si riserva di esprimersi con un provvedimento definitivo, entro 24 mesi dall’attuazione del documento di programmazione». Sul fronte degli ospedali è stato chiesto il primo livello per Sulmona, la classificazione di base per Popoli e la zona disagiata per il presidio ospedaliero sangrino. Il governo apre al confronto ma resta laconico, spiegando però che si sta lavorando per un equo accesso alle cure. Per questo l’esecutivo è ufficialmente alla prova dei fatti.

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