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SULMONA – Settimane decisive per l’approvazione della nuova rete ospedaliera abruzzese, il documento che riorganizzerà la geografia dei reparti nelle quattro aziende sanitarie provinciali. Secondo quanto si è appreso, nella giornata di oggi la Regione Abruzzo recapiterà a Roma la nuova versione dopo le ultime richieste di correzione. Entro una ventina di giorni dovrebbe essere esaminata dal tavolo di monitoraggio. Si confida nel via libera mentre s’infiamma lo scontro politico, alla luce della disposizione regionale sul controllo delle Asl che prevede il commissariamento per le aziende in ritardo con l’adozione dei documenti di programmazione. Il lungo documento, messo a punto dall’Agenzia sanitaria regionale, traccia un quadro completo e allo stesso tempo complesso della dislocazione e le funzioni di 16 ospedali. Per alcuni di questi, l’Abruzzo chiede di procedere in deroga al “Decreto Lorenzin” che, a partire dal 2015, imposta standard sanitari e tagli che però, come nel caso della nostra regione, risultano molto penalizzanti o non realizzabili. E’ stato quindi chiesto il primo livello per l’ospedale di Sulmona, la classificazione di base per il nosocomio di Popoli e la zona disagiata per il presidio ospedaliero sangrino. Per il punto nascita peligno la Regione ha risposto all’osservazione con la soluzione dell’ultimo minuto. L’analisi prende in considerazione tutti i comuni di residenza delle gestanti che hanno partorito nel presidio ospedaliero durante il triennio 2017-2019 (254, 237 e 205), provenienti da ben 73 diversi comuni. «L’eventuale chiusura del punto nascita comporterebbe il trasferimento della presa in carico delle gestanti e dei parti in punti nascite alternativi con la conseguenza di 175.210 km in più percorsi annualmente che causerebbero un aumento del numero di infortuni (inclusi quelli mortali) pari a 1,6/anno». Nel 2022 le nascite sono scese sotto quota 200, senza alcun investimento per potenziare il reparto dal momento che parte dello strumentario è da sostituire e i turni aggiuntivi svolti dai sanitari non sono stati ancora pagati. Ma la Regione, per scongiurare la bocciatura, «si riserva di esprimersi con un provvedimento definitivo, entro 24 mesi dall’attuazione del documento di programmazione». Tuttavia per l’ospedale di Sulmona permane un imbarazzante silenzio da parte degli amministratori, forse distratti o concentrati sulla guerra tra i rifiuti. La richiesta di convocazione del comitato ristretto dei sindaci è rimasta lettera morta mentre le problematiche aumentano di giorno in giorno. Chissà se qualcuno si accorgerà che oltre la discarica esiste pure l’ospedale.

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