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SULMONA – Vanno avanti le indagini dei Carabinieri della compagnia di Sulmona, diretta dal capitano Maurizio Dino Guida, chiamati a fare luce sulle cause che si celano dietro l’incendio al capannone del Cogesa, divampato tra la notte di venerdì e sabato della scorsa settimana. I militari, che al momento hanno escluso una vendetta personale, stanno chiamando a raccolta responsabili di area e dipendenti della società partecipata nella caserma di via Sallustio per mettere insieme più elementi possibili e ricostruire la dinamica dell’episodio che lascia non pochi dubbi. Nei giorni scorsi è stato ascoltato anche l’amministratore unico, Vincenzo Margiotta, che ha escluso di aver ricevuto minacce o intimidazioni. Al momento sono al vaglio diverse ipotesi che gli investigatori stanno seguendo per cercare di venire a capo della delicata vicenda. La prima pista che era venuta fuori era quella della vendetta personale ma al momento, stando ai primi elementi raccolti e alle prime dichiarazioni rese da responsabili di area e dipendenti, l’ipotesi avanzata nei giorni scorsi sembrerebbe già decaduta. Non è questa la principale pista che stanno seguendo gli investigatori. La Procura della Repubblica di Sulmona intanto ha aperto un fascicolo contro ignoti e ha sequestrato l’area della Pastorina dove è avvenuto l’incendio che ha distrutto tre mezzi del Cogesa mentre altri due sono stati danneggiati. I Vigili del Fuoco dell’Aquila, che hanno eseguito accertamenti più accurati sul posto e hanno rinvenuto tracce di liquido infiammabil all’interno e all’esterno del capannone, hanno chiesto dieci giorni di tempo prima di consegnare le risultanze che saranno poi decisive per accertare la natura del rogo anche se, stando ai primi accertamenti, si batte la pista del dolo. Una volta che sarà dissequestrata l’area della Pastorina, scatteranno le verifiche sull’intero capannone.

Andrea D’Aurelio

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