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Mentre in queste ore si fa acceso il dibattito sulla norma ‘anti-rave’ emanata dal neoinsediato Consiglio dei Ministri, vorremmo modestamente segnalare che l’occupazione degli spazi pubblici con manifesti, scritte e materiali di chiara matrice neofascista è ormai all’ordine del giorno nella nostra città. Sono infatti apparsi ieri (1 novembre) a L’Aquila, di fronte al monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale e, fatto ancor più grave, su un muro del Palazzo dell’Emiciclo, dei volantini affissi da Casapound per celebrare il cinquantennale della morte di Ezra Pound. Seppure non intendiamo certo dire che celebrare la ricorrenza della scomparsa di un letterato con manifesti sia di per sé un fatto esecrabile, ci preme sottolineare un paio di punti:

1) Casapound, partito politico di rinomata matrice neofascista, ha nella sua cornice ideologica la tutela della ‘norma’ dettata dallo Stato come principio cardine. Tutto ciò però a quanto pare vale per gli altri ma non per loro, visto che continuano da anni ad affiggere manifesti propagandistici senza autorizzazione in vari punti della città, tra cui anche le mura dirimpetto al complesso universitario di Coppito. Fatta questa premessa, il Palazzo dell’Emiciclo, sede del consiglio regionale, dovrebbe rappresentare la casa di tutti gli abruzzesi e le abruzzesi che si riconoscono nelle istituzioni democratiche della Repubblica italiana, nata dalla lotta di liberazione antifascista (di questi tempi è sempre utile ricordarlo); un manifesto, seppur apparentemente innocuo, affisso da un partito neofascista sulle sue mura rappresenta quindi un fatto grave, su cui ci auguriamo le istituzioni preposte vogliano far piena luce.

2) Nel manifesto affisso di fronte al monumento ai caduti si cita una poesia di Pound inneggiante alla guerra. Vi si legge testualmente ‘meglio un’ora di battaglia che un anno di pace’…chissà se la pensavano ugualmente le centinaia di migliaia di giovani italiani, a cui il monumento è dedicato, mandati a morire nelle trincee d’Europa durante la Grande Guerra, fucilati dagli ufficiali dell’esercito italiano quando si rifiutavano di diventare pura ‘carne da cannone’ oppure, quando ‘fortunati’, tornati a casa con orrende menomazione. Per tornare ai tempi nostri, chissà se la pensano allo stesso modo milioni di persone che in vari Paesi del mondo, dall’Ucraina allo Yemen, dall’Iraq all’Afghanistan, negli ultimi anni hanno visto le proprie vite dilaniate dalle ‘bombe intelligenti’ lanciate da chi condivide, nel profondo o solo per meri interessi monetari, l’amore per la guerra dei militanti fascisti nostrani. Noi, modestamente, saremo sempre dall’altra parte della barricata. La lotta per la PACE tra i popoli, la tutela dei diritti umani e civili, la giustizia sociale e il rispetto della Natura è la sola che per noi valga la pena portare avanti. Fare di tutto per bandire la guerra dalla storia, come sosteneva il compianto Dottor Strada, è per noi un imperativo morale. Anche per questo, parteciperemo con convinzione alla manifestazione nazionale per la pace in Europa il prossimo 5 novembre.

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