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RIVISONDOLI – La Procura della Repubblica di Sulmona impugna l’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale del Riesame dell’Aquila davanti alla Corte di Cassazione per l’inchiesta sulla tentata estorsione a Rivisondoli. I giudici aquilani avevano annullato tutte le misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli. Tuttavia la Procura ha deciso di appellare l’ordinanza del Riesame. Nello specifico Il Tribunale di Sulmona aveva applicato l’obbligo di firma per i tre indagati (sindaco, vice sindaco e avvocato dell’ente) accusati di aver chiesto la somma di circa 20 mila euro a quattro soggetti partenopei, uno dei quali condannato nei tre gradi di giudizio penali per aver costruito la scala di accesso alla propria abitazione direttamente sulla pubblica strada comunale, senza alcun titolo di proprietà. Gli indagati, sin da subito, hanno spiegato di aver agito esclusivamente per l’interesse dell’ente, fornendo ampia documentazione al riguardo, ribadendo pure che l’incontro finalizzato alla transazione è stato svolto nell’Aula Consiliare del Comune e in presenza di altri amministratori. Da qui la decisione del Riesame di annullare l’obbligo di firma disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona. I giudici aquilani avevano revocato anche la sospensione dai pubblici uffici per il vice sindaco e la sospensione temporanea dell’esercizio della professione inflitta inizialmente all’avvocato dell’ente nonchè il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione. La Procura riapre il filone cautelare con il ricorso in Cassazione. Si attende la fissazione dell’udienza.

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