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  • Perché nonostante questo sono molto corteggiati?

Lo psicoterapeuta Mauro Scardovelli, che ha ben definito le varie subpersonalità, sottolinea come caratteristiche del narcisismo (sicurezza, coscienza dei propri diritti e bisogni, forte istinto di sopravvivenza, capacità di dire di no, centralità del sé) sono caratteristiche che appaiono molto desiderabili per la subpersonalità depressa, che invece per appartenere si annulla, tende all’autodistruttività, alla sottomissione, al sacrificio. Spesso amiamo nell’altro il Sè negato, le parti in ombra che non riusciamo a vivere e questa energia che il narcisista ostenta è molto attraente.

  • Cosa si può consigliare a chi vive una relazione con un narcisista?

Ogni struttura di personalità sintetizza una storia personale, mette in atto strategie di adattamento e di trasformazione dell’ambiente per soddisfare i propri bisogni, fornisce un equilibrio sia pure precario: anche coloro che soffrono di disturbi di personalità, con comportamenti rigidi e ripetitivi, spesso non li riconoscono come problematici, per quanto questi appaiano all’esterno disfunzionali. Inoltre, spesso i soggetti narcisisti non ammettono le proprie responsabilità e tendono ad attribuire agli altri gli aspetti negativi della relazione, proiettando all’esterno tutti gli aspetti indesiderabili, piuttosto che vivere il senso di vergogna, di colpa, di inadeguatezza. Questo, ripeto, risponde a precisi equilibri, consolidati nel tempo vissuti come egosintonici e quindi da difendere, per cui la coppia può essere vista non come una soluzione, ma come una minaccia, mettendo in discussione stabilità, identità, maschera sociale. Senz’altro il rapporto coppia può far crescere, creando confronto, mettendo in crisi, portando alla necessità di una evoluzione individuale e relazionale, ma questo non sempre avviene e non sempre è possibile.

In particolare, il narcisista nella relazione e quindi anche nella coppia vuole avere il potere, mentre non ha quasi mai interesse alla introspezione, alla messa in discussione, al cambiamento. Più di tanto non ritiene di doversi dare da fare, visto che, a prescindere, il suo valore è indiscutibile.

Se si sperimenta sulla propria pelle l’incapacità di amare del narcisista è fondamentale non ostinarsi a volerlo “salvare”, entrando in un gioco patologico, così come lo descrive l’Analisi Transazionale: forzandolo a sperimentare ciò da cui si difende, si potrebbe finire per essere percepiti piuttosto come Persecutori, oppure si può sprofondare nel ruolo di Vittima, o entrare in una spirale di onnipotenza, illusione/impotenza, delusione. L’unico cambiamento che possiamo garantire è il nostro. Ai pazienti, soprattutto donne, che esprimono il desiderio che il partner narcisista entri in un percorso terapeutico, replico con un sorriso la consueta psicobattuta: “Quanti psicologi ci vogliono per cambiare una lampadina?” “Uno solo: però la lampadina deve essere motivata!”

E sulla motivazione autonoma del narcisista, quasi senza eccezioni, nessuno è disposto a mettere la mano sul fuoco. Il cammino terapeutico richiesto dalla sofferenza del partner, per un individuo privo di empatia, non risponde ad alcun bisogno interno, ma ad una spinta esterna.

Al tempo stesso alle mie pazienti dico che l’altro, anche attraverso la sofferenza, ci fornisce l’opportunità irripetibile di conoscere le nostre esigenze, i nostri limiti, le possibilità di cambiamento. Se ci accorgiamo che nel nostro innamoramento, in particolare nell’invidia, nell’ammirazione, nella rabbia nei confronti del narcisista, entra in gioco il nostro sé negato (la parte di noi che abbiamo soppresso, perché non corrisponde all’immagine del nostro sé ideale e che rimane fuori dalla consapevolezza cosciente) possiamo iniziare, grazie alla terapia, a darci dei permessi. Il permesso di confrontarci con la nostra ombra senza proiettarla sul partner, di rendere disponibili le energie e le risorse psichiche bloccate, di dedicarci spazio, tempo, comprensione, attenzione, di riconoscerci un autentico valore, senza delegare all’altro questa funzione, di integrare quel nucleo vitale che il narcisista ci ha insegnato a valorizzare.

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