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Ogni tanto fa piacere leggere di buona sanità nella nostra regione. E la bella notizia arriva da L’Aquila dove, presso l’Ospedale San Salvatore è stato effettuato il primo intervento di ricostruzione dell’anca con tecnologia 3D su una giovane paziente affetta da infezione di protesi di anca.

L’intervento è stato eseguito dal Prof. Giandomenico Logroscino, afferente alla UOSD di Ortopedia Universitaria, diretta dal Prof. Vittorio Calvisi.

La donna, proveniente da fuori regione, aveva già subito diversi interventi di protesi all’anca per displasia congenita, fortemente disabilitante, avendo comportato la perdita completa della funzionalità articolare.

Poi l’incontro col dottor Logroscino il quale è intervenuto in due step. Il primo di rimozione e pulitura dalla precedente protesi a gennaio. Poi è arrivata l’emergenza covid e quindi solo nelle settimane scorse il secondo step con ricostruzione e reimpianto della protesi d’anca.

Il grosso problema era la gravissima perdita di osso della cavità acetabolare del bacino, che in pratica non esisteva più e quindi non sarebbe bastata una protesi classica.

Con un software dedicato è stato  elaborato il progetto dell’impianto definitivo utilizzando una tecnologia estremamente innovativa, che permette di ricostruire in 3D impianti protesici su misura, necessari in caso di gravi perdite ossee.

Chirurghi ortopedici e ingegneri biomedici hanno simulato l’intervento al computer, lavorando su forma e dimensione di ogni componente protesica per venire incontro alle caratteristiche anatomiche specifiche della paziente, fino a trovare la combinazione ottimale delle componenti con l’osso residuo.

L’impianto definitivo è stato quindi realizzato in titanio con tecnica 3D, realizzazione che ha richiesto circa un mese di lavorazione.

Nel periodo postoperatorio sono state impiegate medicazioni avanzate della ferita ad aspirazione sotto vuoto, allo scopo di ridurre le secrezioni e facilitare la guarigione. Immediatamente dopo l’intervento è stato intrapreso un percorso di riabilitazione da parte dei fisioterapisti, che hanno permesso la ripresa della deambulazione dopo pochi giorni ed infine la dimissione protetta in clinica di riabilitazione.

In assenza di complicanze, entro 2-3 mesi la paziente potrà tornare a svolgere una vita normale, dopo 5 anni di sofferenza e numerosi interventi non risolutivi.

Il successo dell’intervento è stato possibile grazie alla collaborazione dell’UOC del Farmaco, dell’ UOC Beni e Servizi, dell’UOC di Radiologia, dell’UOC di Malattie Infettive, dell’UOC di Anestesia e Rianimazione, oltre che del personale infermieristico del Blocco Operatorio dell’Ospedale San Salvatore.

“Questa vicenda, dimostra come la sinergia tra le diverse unità operative della ASL, così come la sinergia ASL-Università, possano portare a brillanti ed innovativi risultati, con significativi benefici per i malati” afferma con soddisfazione il manager, dott. Testa, che sottolinea  “l’importanza di una comunicazione costruttiva agli utenti al fine di valorizzare le professionalità interne, anche per evitare  quel “turismo Sanitario” molto di moda ma spesso non necessario, se non del tutto inutile, con oneri aggiuntivi per gli utenti stessi e per la ASL”.

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