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SULMONA – Violazione di domicilio, lesioni personali aggravate, resistenza a pubblico ufficiale, maltrattamenti, violenza sessuale e atti persecutori. Una sfilza di reati compongono il “maxi” capo d’imputazione a carico di un 50 enne sulmonese, già noto alle forze dell’ordine, comparso ieri davanti al collegio giudicante del Tribunale di Sulmona, per la prima udienza del processo che lo vede imputato. I fatti fanno riferimento alla sera del 18 giugno 2021 quando, in via Freda, l’uomo aggredì il suo rivale in amore, ferendolo alla coscia probabilmente con un cacciavite, minacciando anche l’ex convivente. Quest’ultima, sentita dagli inquirenti, avrebbe allargato il quadro probatorio, riferendo fatti e circostanze in ordine ai presunti maltrattamenti, atti persecutori e alla presunta violenza sessuale subita. Cinque anni di terrore, dal 2015 al 2020 (anno in cui la storia sentimentale tra i due è terminata), che sarebbero venuti fuori solo dopo quel “blitz” in via Freda, per il quale l’imputato fu sottoposto al divieto di avvicinamento e al divieto di comunicazione con le persone offese. Avrebbe infatti violato il domicilio, aprendo il portone con forza e sfondando con calci la porta dell’appartamento, fino ad aggredire il nuovo compagno della ex, colpendolo alla coscia con un oggetto da punta, cagionandogli sette giorni di prognosi, come sentenziato dai medici del nosocomio. Portato in Commissariato per gli accertamenti di rito, avrebbe usato violenza e minaccia anche verso gli agenti operanti, colpendo con una mano il cofano della Volante e minacciando un poliziotto al grido di “ti ammazzo non sai chi sono io”. Quanto ai rapporti con la sua ex, negli ultimi anni di convivenza avrebbe posto in essere percosse e condotte prevaricatrici, colpendola con pugni in testa e con colpi di bastone, costringendola a subire un rapporto sessuale. In più l’avrebbe fatta vivere in un clima di terrore e umiliazione personale, cagionandole diverse lesioni personali e puntandole forbici alla gola in un’occasione. Non si sarebbe rassegnato nemmeno alla fine della relazione tanto da porre in essere, sempre secondo l’accusa, atti persecutori consistiti in telefonate minacciose e appostamenti presso l’abitazione nonchè continui pedinamenti. Per il 50 enne è quindi arrivato il conto della giustizia: sei reati contestati in un unico procedimento penale. Tuttavia si entrerà nel dettaglio dei singoli episodi solo nel corso del processo ai nastri partenza. Al suo avvocato, Alessandro Scelli, il compito di smontare o ridimensionare il più che vasto castello accusatorio.

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