banner
banner
banner

SULMONA – In quei mesi c’era l’allarme furti in paese e loro, notando qualcosa di strano, hanno pensato di entrare nell’albergo dove avevano lavorato una vita per controllare che tutto fosse a posto. Alla fine, C.V. e T.V., rispettivamente padre e figlia di Pescasseroli, hanno trovato nell’immobile venduto all’asta i nuovi proprietari.  E’ nato quindi un alterco fino a quando uno dei due nuovi gestori è stato attinto alle parti intime. Per il reato di violenza privata e lesioni personali entrambi gli imputati sono stati condannati oggi dal giudice del Tribunale di Sulmona, Concetta Buccini, a due mesi di reclusione ( il padre) e due mesi e quindici giorni di reclusione ( la figlia), oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni cagionati. I fatti risalgono all’aprile del 2017. Padre e figlia di Pescasseroli, si sono fermati con l’auto davanti l’albergo che hanno gestito per anni, insospettiti che lì dentro potevano esserci i ladri, visto l’allarme di quel periodo e stando almeno a quanto riferito in aula dall’avvocato d’ufficio della difesa, Anna Sara Di Pietro. Una volta entrati il padre si è rivolto alla coppia dandogli dei mafiosi e dei collusi mentre la figlia, con calci e pugni, ha cagionato a uno dei due un trauma contusivo della mano e del piede sinistro e un trauma contusivo scrotale. Le lesioni sono state giudicate guaribili in dieci giorni. Gli acquirenti dell’albergo erano entrati per cambiare il contatore dell’acqua. Poi il fuori programma che è costato una condanna per padre e figlia di Pescasseroli. Per entrambi la pena resta sospesa.

Andrea D’Aurelio

banner

Lascia un commento