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SULMONA – Ricorsi e proteste in arrivo dopo l’ordinanza anti-Covid per la Valle Peligna. Le reazioni a catena sono arrivate nella tarda serata di ieri dopo la firma del provvedimento da parte del Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, che prevede l’obbligo mascherine anche all’aperto h24, l’ accesso scaglionato negli esercizi commerciali, con sosta all’interno dell’esercizio limitata al tempo necessario all’acquisto/consumazione del bene; il divieto di feste ed eventi pubblici e privati che comportino assembramenti; la chiusura anticipata alle ore 20 degli esercizi commerciali (negozi, alimentari, bar etc) ; l’obbligo di tenuta del registro accesso clienti da parte degli esercenti la ristorazione e divieto di pratica degli sport da contatto. Per una settimana scattano le misure restrittive a Sulmona, Bugnara e Pettorano sul Gizio ma l’ordinanza degli “eccetera” ha scatenato un coro di polemiche, soprattutto tra gli operatori commerciali, che fanno difficoltà come tutti ad interpretare il provvedimento. “Oltre che un’inutile misura di contrasto al Covid, oltre che un danno economico che non si sa chi pagherà, qualcuno riesce a capire il significato? Come si fa a non dettagliare e liquidare tutto con un ‘etc’”- si chiede il consigliere comunale Andrea Ramunno che annuncia il ricorso al Tar contro il provvedimento mentre il suo collega Franco Di Rocco rimarca il mancato ristoro per i danni economici. “Mi chiedo se saranno previsti aiuti concreti da parte della Regione per i commercianti che dovranno abbassare la saracinesca anzitempo, mi chiedo se la Regione sarà pronta a coprire i mancati introiti. Questo si conferma il Governo delle non-soluzioni semplici a problemi complessi”- tuona il consigliere. Gli animi si scaldano con un gruppo di baristi che lancia la “protesta di mezzanotte”, ovvero la riapertura del bar come gesto dimostrativo e simbolico, perché- spiega Pierluigi D’Agostino- “è un provvedimento che serve a penalizzare solo un settore e non ad evitare il contagio”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’associazione Sulmona fa Centro secondo la quale “a differenza di enti pubblici, non esiste a Sulmona una qualsiasi attività commerciale dove è certificato un contagiato Covid. Basta far rispettare le regole inerenti uso di mascherina, assembramenti e feste varie. Tutti potrebbero andare a creare assembramenti nei paesi vicini”. Una pioggia di polemiche che non è destinata a spegnersi soprattutto perché viene spontaneo guardarsi indietro e ripensare a quel “è tutto sotto controllo” che ha portato nel giro di una settimana a varare un provvedimento restrittivo. Eppure bastava rinforzare il sistema sanitario sin da subito per potenziare lo screening e l’attività di tamponatura dei soggetti in sorveglianza, predisposta comunque tempestivamente dal Dipartimento di Prevenzione Asl che ha messo in campo tutte le misure per arginare il contagio nonostante la grave carenza di organico. E invece si arriva a parlare a metà settembre di misure restrittive. Ma tant’è.

Andrea D’Aurelio

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