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SULMONA – A novanta anni è costretta ad adire le vie legali per farsi riconoscere lo stato di handicap in situazione di gravità. Protagonista della vicenda è una nonnina di Sulmona che, per il tramite dei suoi familiari, si è rivolta all’avvocato Catia Puglielli per impugnare il verbale della commissione Inps che la ha riconosciuto un’invalidità del 67 per cento. Una storia sui generis che la stessa Puglielli ha raccontato sui social per denunciare le nefandezze del sistema. “Mi sto occupando di un ricorso per una signora di quasi 90 anni con ictus cerebrale , cardiopatia ischemico ipertensiva, fibrillazione atriale, steatosi epatica, decadimento cognitivo, ginocchia e anche ipomobile, afasia motoria e paresi in arto superiore ricoverata presso clinica di riabilitazione, che a seguito di presentazione di domanda di invalidità è stata riconosciuta invalida al 67%. Non è stata riconosciuta neanche la situazione di handicap in situazione di gravità di cui alla legge 104 del 922- fa notare l’avvocato Puglielli- “una richiesta avanzata a gennaio e definita a luglio con esiti che lasciano certamente sgomenti i parenti che chiaramente fanno molti sacrifici e vorrebbero essere sostenuti dallo Stato”. Il legale si chiede come sia possibile considerare la nonnina parzialmente idonea allo svolgimento di compiti e attività, alla veneranda età di 90 anni, se la percentuale di invalidità va parametrata alla capacità lavorativa. “Un sistema poco attento che va rivoluzionato. Fortunatamente esiste il sistema giustizia al quale io mi aggrappero’ con tutte le mie forze in difesa dei più deboli”- conclude Puglielli.

Andrea D’Aurelio

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